Pravda a Viale Mazzini: i tg Rai sono più renziani del Pd. A ridosso del referendum costituzionale, premier e dem presenti più del triplo rispetto ai 5 Stelle

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Ventiquattro ore tra Partito Democratico e Presidente del Consiglio Matteo Renzi contro le sette dedicate al Movimento Cinque Stelle. A un mese dall’insediamento dei nuovi direttori dei telegiornali del servizio pubblico, questo è il dato che confeziona e consegna l’AgCom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) nel suo abituale rapporto mensile (1-31 agosto) sul pluralismo politico e istituzionale in televisione. Un dato che, inevitabilmente, non può non essere legato alla scadenza del referendum costituzionale, la cui data ancora non è certa (si deciderà il 26 settembre) ma potenzialmente collocabile tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre.

IL NUOVO CORSO – Prima però di entrare nel dettaglio delle cifre (e dei minutaggi) snocciolate dall’Authority, è doveroso fare un passo indietro. È il due agosto, dopo un incredibile strascico di polemiche, quando vengono ufficializzate le nomine dei nuovi direttori dei telegiornali Rai: se infatti Mario Orfeo rimane saldo al suo posto al timone del Tg1, al Tg2 Marcello Masi viene sostituito dalla ex vicedirettrice Ida Colucci, in passato spesso indicata come vicina a Forza Italia e al centrodestra, autrice dell’intervista in cui il premier Renzi andò all’attacco della “vecchia guardia Pd”, nel settembre del 2014.  Il posto di Bianca Berlinguer al vertice del tg della terza rete, invece, viene preso da Luca Mazzà, il vicedirettore di Rai3, che nell’ottobre del 2015 aveva lasciato l’incarico di responsabile di Ballarò. Il motivo, come si ricorderà, era l’atteggiamento eccessivamente critico di Giannini nei confronti di Renzi.

I DATI – Passa un mese con la nuova gestione nemmeno tanto velatamente filo-renziana. E i numeri dell’AgCom disegnano un quadro a dir poco nitido: i dem sono nettamente più presenti rispetto ai rivali dell’opposizione. Ma, per capirci meglio, andiamo ai numeri. Per il Partito Democratico i telegiornali del servizio pubblico (considerando dunque Tg1, Tg2, Tg3 e RaiNews) hanno riservato un tempo di antenna (il minutaggio complessivo tra interviste e notizie date in terza persona) pari a 9 ore e 36 minuti. L’unico concorrente che “regge” – anche se distaccato di un bel po’ – è il Movimento Cinque Stelle, cui sono state dedicate in totale 7 ore e 24 minuti. Distanti anni luce tutti gli altri. Per dire: a Forza Italia sono riservate poco più di 2 ore e 28 minuti, battuti anche dalla Lega Nord di Matteo Salvini che arriva all tre ore di presenza sui telegiornali. Ma arriviamo al punto. Andando a vedere quanto tempo viene dedicato al presidente del Consiglio, si scopre l’arcano. I tg hanno dedicato nell’ultimo mese più tempo a Renzi che a tutto il Pd: 14 ore e 23 minuti.

SQUILIBRI – Il calcolo a questo punto è pressoché immediato. Considerando premier e Partito Democratico insieme, arriviamo a un minutaggio pari alle 24 ore, contro le 7 ore e mezza dei Cinque Stelle. E se volessimo considerare il tempo dedicato anche a tutti gli altri membri dell’esecutivo, la cifra si alzerebbe ancora di più, dovendo aggiungere al nostro conteggio altre 14 ore. Insomma, un distacco a dir poco siderale. A questo punto qualcuno potrebbe dire che i telegiornali sono tenuti ovviamente anche a riferire delle iniziative governative, cosa per la quale il conteggio di Renzi e ministri sarebbe così alto. Peccato però che, come detto, il report prenda in esame i tempi dedicati dai tg dal primo al 31 agosto, periodo nel quale l’attività governativa è stata pressoché ferma. E di cosa si è parlato, allora? Ai posteri l’ardua sentenza.

Tw: @CarmineGazzanni