Alla Rai tornano gli stipendi d’oro. Per 40 direttori e manager è già caduto il tetto di 240mila euro imposto dal Governo

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L’iceberg è stato superato. La nuova Rai si affaccia all’orizzonte. Lo scoglio del Parlamento ormai sembra superabile e la nave di Viale Mazzini naviga a velocità di crociera. A fine estate-inizio autunno, dunque, assisteremo ai fuochi di artificio. E si apriranno i giochi della Rai dell’era renziana.

AMMINISTRATORE DELEGATO
Il Governo Renzi darà il mandato a un candidato esterno a Viale Mazzini il cui curriculum sarà impeccabile anche per il cda e la Vigilanza. Un manager che avrà pieni poteri, che ci metterà la faccia e che se fallirà andrà a casa senza passare dal Via. Come a Monopoli. Nelle mani di Renzi c’è un poker di donne. Ma due di queste carte valgono meno rispetto alle altre. A oggi la regina di cuori, in pole per la nomina, è Maria Patrizia Grieco (63 anni, milanese). Attuale presidente del consiglio di amministrazione dell’Enel (lo è da maggio 2014). Ex manager di peso all’Olivetti, gruppo in cui ha ricoperto (in periodi diversi) sia la carica di Ad, sia quella di presidente. Attualmente è anche consigliere di amministrazione di Fiat Industrial, quindi c’è da presumere che sia stimata pure da Sergio Marchionne. Sempre in prima fila nella griglia di partenza, ma in seconda posizione, c’è Monica Mondardini (55 anni, romagnola). Attuale amministratore delegato di Cir spa, holding che controlla il Gruppo Editoriale l’Espresso, nonché Ad del gruppo. Nel 2015 ha assunto la presidenza della controllata Sogefi spa. È inoltre amministratore indipendente di tre rilevanti società quotate: Crédit Agricole Sa (banca francese), Atlantia spa (la holding della famiglia Benetton che controlla Autostrade e Aeroporti di Roma) e Trevi Finanziaria Industriale. Anche in questo caso stiamo parlando di una manager dal cv di tutto rispetto. Le altre due donne in corsa, ma stando al borsino odierno con azioni in ribasso, sono Marinella Soldi e Antonella Mansi. La prima (49 anni) è il direttore generale del Sud Europa di Discovery. Da diverso tempo si parla di lei nella corsa alla poltronissima di Viale Mazzini. E tutta questa pubblicità le ha fatto bene. Ha rinnovato il contratto che la lega alla sua attuale azienda (che sta andando benissimo anche in Italia) e la fiducia le è stata ripagata. Morale della favola: non si muove da Discovery. La Mansi è la più giovane (41 anni, senese). Ex presidente Fondazione Mps, vice presidente di Confindustria e imprenditrice nel settore chimico. Ma anche per lei le chance di farcela sono davvero poche. In caduta libera pure gli altri nomi che per mesi sono stati sulla graticola. A cominciare da Antonio Campo Dall’Orto e Franco Bernabè. Attaccato al salvagente della nave c’è ancora Vincenzo Novari, animato da una irriducibile speranza di farcela a risalire in cabina.

DIRETTORE GENERALE
Il direttore generale sarà esecutivo. Non sarà più il capo azienda (sopra c’è l’Ad). La poltrona spetterà a un interno. In corsa ci sono Giancarlo Leone (direttore di Raiuno), Paolo Del Brocco (Ad Rai Cinema), Antonio Marano (vicedirettore generale). Ci sperano anche Valerio Fiorespino (il capo del personale) e Nino Rizzo Nervo. I due favoriti sono Leone e Del Brocco. Sarà un bel derby, visto che non li troveremo mai seduti vicini allo stesso tavolo. Se dovesse farcela Leone a Raiuno potrebbe arrivare Eleonora Andreatta, attuale direttore di Rai Fiction.

PRESIDENTE DI GARANZIA
Per il ruolo di presidente di garanzia la partita è tra Luisa Todini, Ferruccio de Bortoli, Paolo Mieli. La nomina non la sceglie il governo ma deve essere gradita a tutte le opposizioni. Se dovesse essere prescelta la Todini, oltre al trionfo delle quote rosa si libererebbe un’altra casella, quella delle presidenza delle Poste. La seconda dopo quella dell’Enel se la Grieco dovesse fare l’Ad.

CROLLA IL TETTO
Giugno 2015 verrà ricordato bene dai 40 manager e direttori di Viale Mazzini, il cui stipendio annuo supera il tetto dei 240 mila euro imposto dal Governo. L’emissione di bond sui mercati ha permesso alla Rai di potersi sottrarre alla regola e di ritornare al vecchio sistema. I soldi che alcuni degli stipendiati d’oro avrebbero dovuto restituire all’azienda per il regresso verranno saldati attingendo al monte ferie. Mentre da adesso – per alcuni nettamente, per altri solo con un ritocco – i compensi hanno scavallato il tetto. Quindi Mario Orfeo, Giancarlo Leone, Antonio Marano, Angelo Teodoli sono tra i buoni tornati a sorridere. Mentre i cattivi Lorenza Lei e Mauro Mazza non hanno ancora potuto togliersi il tetto dalla testa. Perché non hanno un incarico dopo la rimozione decisa da Luigi Gubitosi.