Rai spendacciona: ecco i conti della periferia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Matteo Pucciarelli per La Repubblica

Il caso più chiacchierato riguarda proprio la Firenze di Matteo Renzi. La sede regionale a due passi dal Lungarno e con gradevole vista sui colli toscani la volle Ettore Bernabei, fiorentino, democristiano e potentissimo gran capo di mamma Rai dal 1960 al ’74. Non si badò troppo a spese, di mezzo c’era stato anche la grande alluvione e la città si meritava un riconoscimento: 18mila metri quadrati di palazzo ad opera dell’architetto (fiorentino) Italo Gamberini. Oggi ci lavorano 132 persone. Calcolatrice alla mano, fanno 136,4 metri quadrati a testa. Un appartamento di tutto rispetto per ognuno, volendo.

È anche lì, nelle 21 sedi (e 24 redazioni) che la tv pubblica ha o prende in affitto nelle varie regioni italiane, che da anni si dice, si ripete e si intima di tagliare sprechi grandi e piccoli. In Sardegna ad esempio ci sono due basi Rai: una a Cagliari, l’altra a Sassari…

E le semplici pulizie? Altro bando da quasi 36 milioni di euro in quattro anni. Poi ci sono le frequenti trasmigrazioni dei funzionari romani mandati fuori dalla Capitale a dirigere le sedi locali. Esilio forse, dorato di sicuro: oltre allo stipendio, 3000 euro al mese per un alloggio decente e 700 euro a settimana per la trasferta…

Gli uffici di corrispondenza dall’estero, allora? Sono undici, Africa compresa (nello specifico, Nairobi); e adesso potrebbe riaprire Istanbul. Perché non partire da lì?, si chiedono a Sassari, o magari la redazione slovena di Trieste, o quella ladina di Bolzano. Si sa comunque che a Sky il costo del lavoro pesa per il 7% dei ricavi, a Mediaset per il 13 e in Rai per il 36%. Con i compensi milionari ai big che pesano come macigni. Un anno fa il Codacons inviò un suo dossier alla Corte dei Conti mettendo in luce i vari compensi monstre, i magistrati contabili aprirono un’istruttoria…

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quel bivio tra il M5S e il Ponte sullo Stretto

Nei sondaggi della Ghisleri e Pagnoncelli non c’è traccia, ma in Italia non c’è partito che sta crescendo più di quello del cemento. I soldi del Recovery Plan permetteranno di aprire cantieri ovunque, e come da tradizione c’è la fila per costruire quello che capita,

Continua »
TV E MEDIA