Raitre, l’inizio del nuovo corso è un vero flop. Dopo Politics pure Rischiatutto non raccoglie gli ascolti sperati. A Raisport bufera su Romagnoli

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L’importante è accontentarsi. Partecipare del resto è un obbligo di legge, trattandosi della Rai, emittente televisiva rubricata alla voce servizio Pubblico. Il problema, però, è che dietro quell’accontentarsi, come ha deciso di fare la Rai con Rischiatutto, riesumato da Fabio Fazio per mancanza di idee,  si nascondono costi esorbitanti e ascolti pessimi.  Procediamo seguendo l’ordine di apparizione.  Il costo a puntata del programma di Rai Tre condotto dal vero padrone della rete assieme al manager Beppe Caschetto, Daria Bignardi si limita a regolare il traffico inanellando flop epocali come quello di Politics, si aggira sui 630 mila euro ed è sopra la media della rete. Eppure, nonostante il copioso investimento,  la puntata d’esordio di giovedì sera ha fatto registrare solo il 13% di share. Un successone per la Rai, superiore alle aspettative addirittura. Un vero flop per chi mastica di ascolti e conosce minimamente le cose di casa Rai. “Un Medico in Famiglia 10”, la storica fiction di Rai Uno, ha totalizzato una media di 3 milioni 938 mila spettatori, pari ad uno share del 16,30%. Dunque l’usato stra sicuro batte la grande novità. Non basta come raffronto? Bene, avanti un altro allora. Michele Santoro, nella serata che lo ha  visto tornare in Rai senza un grande battage alle spalle, ha fatto l’8%. Quello sì che è stato un successone. Ma visto che criticare Fazio non fa trendy, non fa chic e, soprattutto, non fa inviti, nessuno (tranne il solito irriverente e puntuto Dagospia, in virtù della sua anarchia) ha alzato il dito. Chiunque abbia un libro da presentare o un programma da sponsorizzare sa che da Fazio trova una vetrina perfetta. In fondo il vero gioco della televisione è fatto così. La Rai, pur di ottenere buona stampa, piazza nei programmi delle varie reti le firme delle maggiori testate (la lista è lunga a dire il vero) e a quel punto criticare il criticabile diventa difficile. Se a questo si aggiunge il fatto che la riforma dell’informazione è stata affidata a Carlo Verdelli (ex Gazzetta dello Sport ed ex Repubblica) nominandolo direttore editoriale per l’Offerta Informativa  assieme a Francesco Merlo, firma del quotidiano diretto da Mario Calabresi, il gioco è fatto.  E tanto per capire che girone infernale sia diventato la Rai, anche a la redazione sportiva è in fermento. Nel mirino il direttore Gabriele Romagnoli, accusato dall’assemblea dei redattori di  RaiSport di non aver centrato nessuno degli obietti prefissati. “Dopo oltre 8 mesi dall’insediamento del direttore, nessuno degli obbiettivi indicati nel piano editoriale pare essere stato centrato”, scrivono i giornalisti di RaiSport in un documento, che critica anche l’operato del Comitato di redazione, in cui si chiede che sia fatta “in tempi rapidissimi la verifica del piano editoriale del direttore della Testata”’. Tra le questioni messe in luce dal documento “e novità di linguaggio e narrazione annunciate stentano a vedersi”, sostengono i redattori della Tgs, “alle difficoltà di prodotto corrispondono grossi problemi di carattere organizzativo e di rispetto delle regole sancite dal contratto di lavoro giornalistico. Troppi gli inviati tenuti in redazione per mandare in missione redattori ordinari o addirittura di prima nomina. Troppi i doppi e tripli incarichi conferiti a colleghi chiamati a condurre trasmissioni storiche della testata, mantenendo contemporaneamente anche il ruolo di inviati su grandi eventi. Una situazione che ha creato più di un corto circuito in occasione delle partite della Nazionale” . Insomma, un vero e proprio marasma., arricchito dalla strutturale perdita di ascolti di tutte le trasmissioni sportive. Davvero di tutto di più.