Regioni spendi e spandi. Il Lazio vuole altri 12 dirigenti

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di Clemente Pistilli

Alla Regione Lazio non occorrono soltanto sei dirigenti esterni per sovrintendere alla sanità regionale, di cui abbiamo parlato venerdì su queste colonne, ma un totale di diciotto “generali”, per una spesa di 42 milioni di euro in tre anni, che potranno lievitare con le retribuzioni di risultato fino a 50 milioni. Dopo i recenti avvisi per i sei capi da inquadrare nella Direzione regionale Salute e integrazione sociosanitaria, giovedì scorso dalla Pisana sono stati infatti emanati altri dodici avvisi, per affidare altrettanti incarichi esterni di dirigenza nelle Direzioni Risorse umane e sistemi informativi, Programmazione economica, bilancio, demanio e patrimonio, Formazione, ricerca e innovazione, scuola e università, diritto allo studio, Politiche sociali, autonomia, sicurezza e sport, Centrale acquisti e Territorio, urbanistica, mobilità e rifiuti. La motivazione è sempre quella che nessun dipendente esterno sarebbe stato interessato a tali incarichi e occorrerà vedere come tali scelte, che si dovrebbero concretizzare nell’arco di dieci giorni, vadano a inserirsi in quel quadro di trasparenza e risparmi assicurato dal presidente Nicola Zingaretti a partire dalla campagna elettorale.

Le dodici poltrone
In questi giorni di fine agosto alla Pisana non sembrano essere toccati dal problema ferie. Il tarlo nell’ente retto da Zingaretti è quello della riorganizzazione dell’apparato e soprattutto delle dirigenze. Visto che nessuno avrebbe manifestato interesse per dodici poltrone proposte nelle aree di sei diverse direzioni, come è stato per la sanità, a Palazzo hanno subito deciso di ricorrere agli esterni. Cercare personale fuori da quello assunto non sembra così più l’eccezionalità. Mercoledì si è posto il problema e giovedì sono stati diramati gli avvisi per le sei dirigenze. Si cercano capi per l’area Trattamento economico, per l’Ufficio di staff del direttore relazioni sindacali, per l’area Programmazione economica, Società controllate ed enti pubblici dipendenti, tecnico-manutentiva, Bilancio, Attività di controllo, rendicontazione e gestione contenzioso della Direzione Formazione, Imprese sociali e servizi sociali, Monitoraggio e raccordo del bilancio con le risorse del sistema sanitario, Pianificazione e programmazione della Centrale acquisti, Politiche di valorizzazione dei beni demaniali e patrimoniali e Autorizzazioni paesaggistiche e Valutazione ambientale strategica. Uomini da mettere al vertice di settori delicati, a cui mettere in mano uffici che sono costantemente alle prese con grandi interessi. Per presentare domanda gli aspiranti candidati hanno tempo dieci giorni, devono essere laureati e se hanno svolto esperienze nel settore che vorrebbero andare a dirigere hanno ovviamente un titolo preferenziale. Nessun problema però di selezioni particolari: come è stato stabilito anche per le sei dirigenze in ambito sanitario, non è prevista alcuna comparazione tra i candidati e a scegliere alla fine sarà solo il responsabile della procedura, un funzionario della Regione che avrà il solo obbligo di motivare la sua scelta. Avvisi strutturati in tal modo nonostante Zingaretti abbia più volte ripetuto, per indicare la differenza tra la sua azione di governo e quella dei predecessori crollata sotto il “caso Fiorito”, che negli incarichi si sarebbe sempre ispirato a trasparenza e merito, per dare lavoro ai migliori, senza “spintarelle” e risanando le sempre esangui casse regionali.

Le spese
I sei nuovi capi della sanità costeranno alla Regione un milione e mezzo in tre anni – questa la durata prevista per i contratti offerti – e la spesa potrà crescere fino a due milioni con la retribuzione di risultato. Le dodici poltrone per le quali giovedì è stata avviata la ricerca sempre di esterni peseranno invece sulle casse pubbliche per 41 milioni in tre anni, che potranno lievitare fino a 50. Nelle sei Direzioni dove verranno inseriti i nuovi capi lavorano intanto già cinque direttori e 964 unità di personale.