Renzi è tornato protagonista. Nel nuovo ruolo di zerbino di Draghi. Matteo ha detto di aver rotto con Conte per i contenuti. A Draghi però darà la fiducia a scatola chiusa

MATTEO RENZI
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“Italia Viva accoglie le parole del presidente della Repubblica e sosterrà il governo indipendentemente dal nome dei ministri, da quanti politici e quanti tecnici, auspichiamo che tutte le forze politiche esprimano lo stesso atteggiamento di sostegno”. E poi ancora: “Il presidente Mattarella ha escluso che questo governo possa avere una connotazione politica, ma ha parlato di un governo in cui tutte le forze politiche potranno dare il loro sostegno”. Chi parla è Matteo Renzi, dopo aver ieri incontrato il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi. Parole alte, nobili, istituzionali senza dubbio che però stridono con tutto quello che il senatore toscano aveva precedentemente dichiarato, durante la crisi del governo Conte da lui stesso innescata e cioè che per Italia Viva, il suo partito, era fondamentale il programma e non i nomi mentre ora lui stesso si zerbinizza ai piedi di Draghi dandogli di fatto carta bianca sul programma del governo. Ma è lo stesso uomo politico che solo la settimana scorsa pontificava e si arroccava sulle questioni programmatiche quello che ora si dice disposto ad accettare qualsiasi cosa proponga Draghi? È vero che Renzi ci ha abituato a questo tipo di voltafaccia, ormai lo conosciamo tutti.

L’ex premier è un tattico cinico, che ha come stella polare solo il proprio potere e a cui degli italiani non gli interessa proprio niente. Se ne accorgeranno anche tutti i parlamentari che ancora gli sono fedeli. Quando non gli serviranno più li butterà via, come ha sempre fatto. Quale è la credibilità di questo uomo politico che ha fatto cadere un governo in piena pandemia pur di difendere “un programma” e che ora accetterebbe anche il conto di un ristorante come vademecum politico? Si delinea quindi un piano che il senatore toscano doveva avere bene in mente da tempo. Un piano B che sapeva di dover utilizzare necessariamente se fosse fallito quello principale e cioè ricattare il governo Conte per avere più ministeri (importanti) e più potere nella gestione diretta dei 209 miliardi del Recovery Fund. Renzi aveva previsto tutto ed era sicuramente in stretto contatto con l’ex capo della Bce. Draghi ora è impegnato in un delicato compito e cioè quello di ricostruire una maggioranza vasta che sostenga il suo governo, come ha chiesto del resto esplicitamente il capo dello Stato Mattarella. Un compito complesso, difficile, irto di insidie e trabocchetti. Ma, nel contempo, è una azione fondamentale per il bene dell’Italia che si trova ad affrontare una emergenza nella stessa emergenza.

I Cinque Stelle, come dice lo stesso Grillo, stanno aprendo a Draghi e Renzi, per non smentire il suo ruolo di guastatore, dice che “il Presidente Mattarella ha escluso che questo governo possa avere una connotazione politica”. Lo dice per mettere in difficoltà la trattativa tra Draghi e Grillo. Lo dice sperando di creare attriti e divisioni nel Movimento. Lo dice in un momento cruciale per il nostro Paese e questo restituisce plasticamente la cifra dell’opportunismo dell’uomo che sarebbe disposto a tutto per un grammo di potere. Forse sarebbe il caso che qualcuno gli facesse notare che non è opportuno continuare ad avvelenare i pozzi. L’idea di Renzi è quella di fare un asse di centro – destra, “i due mattei”, per governare. E sarebbe interessante sapere da Teresa Bellanova, ex pasionaria rossa e comunista come si senta. E pure Gennaro Migliore, ex leader delle sinistre pantere, forse si dovrebbe fare un esame di coscienza per capire come sia potuto approdare a chi ha abolito l’articolo 18 e flirta con la Lega.