Se i vertici di TeleMeloni e i “nemici” di Report miravano a normalizzare e a mettere in crisi la principale trasmissione di inchiesta della Rai, la missione è perfettamente riuscita. Non solo resta più che nebuloso il futuro prossimo del programma, ma anche la redazione inizia a mostrare le prime crepe al suo interno.
Dopo giorni di tensioni, i redattori del programma di Rai3 ieri hanno scritto ai vertici di viale Mazzini chiedendo “all’Azienda di non indugiare oltre e di confermare pubblicamente, oggi stesso, Sigfrido Ranucci e l’intera squadra“. Una richiesta netta, che però non sembra in linea con una precedente lettera, riservata, scritta martedì al direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, con cui alcuni inviati storici e altri membri della squadra (circa una quindicina) avevano provato a dettare le condizioni per il “dopo Sigfrido“: nessun conduttore paracadutato dall’esterno, nessun capo-autore imposto dall’alto.
La prima missiva: avanti anche senza Ranucci
“In continuità con l’esperienza di questi anni”, scrivevano, erano pronti a mandare avanti Report anche senza Ranucci. Un passaggio che, pur non essendo formalmente una sfiducia, di fatto certificava come ormai anche dentro la squadra alcuni già dessero per scontato che Ranucci non sarebbe tornato alla guida della trasmissione.
Uno scatto in avanti che però aveva diviso i goirnalisti. Non a caso una parte della redazione aveva proposto un testo di piena solidarietà a Ranucci, proposta che non era passata. Inoltre il conduttore, riferiscono fonti vicine alla redazione, si era sentito tradito dai colleghi con cui ha lavorato fianco a fianco per anni.
La seconda lettera: Ranucci deve essere confermato
Da qui, e siamo a ieri, la correzione di rotta, culminata con la nota diffusa pubblicamente col riferimento esplicito alla conferma di Ranucci. Nella prima lettera gli inviati scrivevano che “l’annunciata rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report” avrebbe “a che fare solo in parte” con la vicenda che coinvolge il faccendiere Valter Lavitola, e che dietro ci sarebbe “un preciso disegno politico” portato avanti da “gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza”. E sul programma sottolineavano “la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report”, perché “all’interno della redazione ci sono già le professionalità necessarie”.
Ieri quella linea è cambiata, indurendosi. Il nuovo documento parla di “una campagna di bassa stampa” senza precedenti: oltre 2mila tra articoli, servizi tv e dibattiti dedicati al programma e al suo conduttore negli ultimi due mesi, “una quantità di contenuti livorosi” in cui, denuncia la redazione, “colleghi” si comportano “come haters che attaccano altri colleghi”, imitando “in modo maldestro e strumentale” proprio la postura del giornalismo d’inchiesta che intendono colpire. “La redazione fa quadrato ancora una volta” attorno a Ranucci, si legge, davanti a “una campagna d’odio che ha investito e travolto lui e l’intero gruppo di lavoro”.
Il riferimento è esplicito alla vicenda legata all’attentato dello scorso ottobre davanti alla casa del giornalista, a Pomezia, e al coinvolgimento di Lavitola nell’inchiesta: circostanza che, scrivono i cronisti, è stata usata come pretesto per insinuare accostamenti “infondati e contraddittori” tra la vittima di un attentato e i suoi responsabili, arrivando a coinvolgere “familiari estranei ai fatti” e a rovistare “in pubblicazioni passate alla ricerca di elementi pruriginosi”. Nel mirino anche i nomi circolati per un’eventuale successione: “nomi sempre diversi e, lo ribadiamo con fermezza, mai all’altezza del lavoro svolto da Ranucci. Mai!”.
Un danno per la prossima edizione
Sul piano pratico, il documento ammette per la prima volta il prezzo pagato dalla squadra: “sono stati compromessi mesi di attività essenziali: riprese, montaggi, interviste, analisi di atti, ascolto delle fonti”. Nonostante questo, gli inviati garantiscono il ritorno in onda “la seconda domenica di novembre“, con la stessa professionalità di sempre.
Una data che diventa anche una scadenza politica, visto che la redazione chiede una risposta dell’azienda prima, non dopo, il rientro in video. Si attende ora la replica dell’azienda. Il dossier è nelle mani di Corsini, del responsabile dell’ufficio legale Francesco Spadafora, del capo delle Risorse umane Felice Ventura e, soprattutto, dell’Ad Rai Giampaolo Rossi.
Tra le ipotesi sul tavolo resta quella di una ricollocazione di Ranucci a vicedirettore Rai, con eventuale passaggio ad altre testate come RaiNews24 o il Tg3, opzione delicata da gestire senza esporre l’azienda a un contenzioso per demansionamento. Nel frattempo, è già tramontata la pista di una conduzione a due Giulio Valesini-Giulia Innocenzi: la giornalista, secondo quanto si apprende, non avrebbe voluto prestarsi a un’operazione che di fatto avrebbe sancito l’uscita di scena di Ranucci.