Sempre meno diritti per i lavoratori. E non soltanto nei Paesi in cui a governare sono regimi dittatoriali, ma anche nelle grandi democrazie occidentali. La Confederazione internazionale dei sindacati, Ituc, registra un peggioramento in tutto il mondo per i diritti dei lavoratori nel suo Indice globale del 2026. E, come detto, anche le principali democrazie hanno aggravato la situazione, attraverso la repressione sindacale e la sorveglianza digitale.
A preoccupare è soprattutto il dato dell’Europa e degli Usa, dove i punteggi sono i più bassi da quando è stato istituito l’indice nel 2014. Il rapporto evidenzia che nella metà dei Paesi presi in considerazione i lavoratori vengono arrestati o detenuti per il solo fatto di aver esercitato i propri diritti sindacali. E quel che emerge a livello globale è un forte aumento della violenza.
L’allarme dei sindacati: sempre più violati i diritti dei lavoratori a livello globale
Una delle novità di questo rapporto riguarda la situazione degli Stati Uniti, inseriti nella lista di sorveglianza a causa delle preoccupazioni derivanti dalle restrizioni sulla contrattazione collettiva e dall’uso della forza contro i lavoratori. Gli Usa hanno ora un punteggio di 4, che corrisponde a violazioni sistematiche dei diritti: la scala va da 5 (nessuna garanzia dei diritti a causa del crollo dello stato di diritto) a 1, ovvero un livello in cui si segnalano violazioni sporadiche dei diritti.
In Italia la situazione è meno allarmante, ma il livello 2 indicato dal rapporto mostra le ripetute violazioni dei diritti. A supporto di queste preoccupazioni vengono citati alcuni casi, come il violento assalto contro la sede della Cgil e la criminalizzazione dei blocchi stradali in occasione degli scioperi. Non va meglio ai nostri vicini europei, come la Francia, dove il punteggio peggiora da 2 a 3, ovvero il peggior risultato di sempre. In questo caso si parla di un costante declino dei diritti dei lavoratori, con episodi di repressione dei sindacalisti e delle proteste.
Un altro dato allarmante è quello dell’Argentina governata da Javier Milei (da poco più di due anni, appunto): il punteggio è passato da 3 a 5, ovvero nessuna garanzia dei diritti dei lavoratori. Si tratta di uno dei cali più drastici mai registrati e porta Buenos Aires tra i dieci peggiori Paesi al mondo per i lavoratori, alla pari con Bielorussia, Ecuador, Egitto, Eswatini, Myanmar, Nigeria, Panama, Tunisia e Turchia. In tre Paesi su quattro, secondo il rapporto, i lavoratori non hanno il diritto di organizzarsi. Tra le restrizioni vanno poi segnalate le attività anti-sindacali e le interferenze in Estonia, Paesi Bassi, Polonia, Serbia e Spagna.
Sono aumentati del 6% gli attacchi violenti contro i lavoratori, soprattutto in India, Palestina, Ucraina e Sudafrica. Nel 32% dei Paesi i lavoratori hanno subito violenze, contro il 26% del 2025. Tra i casi segnalati c’è l’irruzione delle forze israeliane nella Federazione generale dei sindacati palestinesi a Nablus. Inoltre l’ascesa dell’estrema destra in Europa “si è tradotta in ostilità dirette contro i sindacati e i loro iscritti”.