Resa dei conti sul ddl Zan. I giallorossi sfidano Salvini e Renzi. M5S e Pd bocciano la mediazione farsa del Carroccio. Niente sconti sui diritti, pronti alla conta in Aula

Cirinnà ddl zan
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Come ampiamente previsto, l’accordo non c’è. Sul controverso Ddl Zan i partiti di maggioranza non sono riusciti a trovare un punto di caduta, a nulla è valso l’ultimo tentativo di compromesso, come proposto dal relatore leghista e presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari: ieri l’aula ha votato la calendarizzazione (leggi l’articolo) con l’obiettivo di arrivare al voto sulla legge di contrasto all’omotransfobia (qui il testo approvato alla Camera) il 13 luglio senza nessuna modifica al testo originario, così come richiesto da Pd, M5S e Leu. E Ostellari lancia il guanto di sfida;. “Vogliono andare in Aula? Si assumeranno la loro responsabilità. Ho fatto una proposta di sintesi che aveva raccolto l’ok di Lega, FI, autonomie, Iv, l’assoluta maggioranza del tavolo, ma si è voluto fare altro, noi eravamo per il dialogo, qualcuno ha detto di no”.

Quel “qualcuno” evidentemente non la pensa così e ritiene che, al contrario, non fosse un tentativo di mediazione ma di affossamento. Fra le più agguerrite la senatrice dem Monica Cirinnà (nella foto): “È inutile che il Presidente Ostellari continui a rimpallare responsabilità, invitandoci a un dialogo reso impossibile da proposte di mediazione assolutamente irricevibili. Si tratta infatti di proposte che escludono del tutto la tutela delle persone trans, che sono quelle maggiormente esposte alla discriminazione e alla violenza. La nostra posizione resta ferma: andiamo in Aula a viso aperto e diamo all’Italia una legge di civiltà”.

Il riferimento è al fatto che nel pacchetto di modifiche presentato da Lega e FI vi fosse lo stralcio della definizione di identità di genere, che all’articolo 1 del testo del ddl Zan viene descritta come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso biologico” e “indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”. Anche l’eliminazione della cosiddetta clausola “salva idee” all’articolo 4 non ha trovato spazio nella mediazione: un punto delle legge tra i più controversi, messo nel mirino anche dal Vaticano, perché comprometterebbe la libertà religiosa e avrebbe addirittura conseguenze penali. Particolarmente cara alla Santa sede, infine la questione della libertà d’insegnamento delle scuole cattoliche, che sarebbe messa a repentaglio nell’articolo 7, con l’istituzione di una giornata contro le discriminazioni omofobiche con iniziative nelle scuole.

Tutti punti ritenuti divisi anche da Italia Viva, che aveva proposto di arrivare ad un compromesso con il testo Scalfarotto. Opzione che il segretario dem Enrico Letta ha subito scartato dichiarando anche ieri che, al contrario di quanto prospettato da Matteo Renzi in Senato “i voti ci sono” dicendosi pronto andare “avanti e approvare il Ddl”. E sul leader di Iv molto tranchant il giudizio della Cirinnà: “Un partitino che sta stabilmente al 2% ha bisogno di farsi notare e fare il guastatore è un buon modo per farsi notare”. Ma a scagliarsi sull’ex premier ieri è stata anche la nota influencer Chiara Ferragni, entrata nel dibattito sul ddl Zan dicendo ai suoi 24 milioni di follower nel corso di una story su Istagram: “Che schifo che fate politici” mostrando la foto del senatore di Rignano.

Che ovviamente non ha gradito e ha replicato invitando l’imprenditrice digitale a un confronto pubblico nel merito perché la politica “è una cosa seria e faticosa. Di tutta risposta interviene il consorte Federico Lucia in arte Fedez, che accogliendo l’invito dell’ex premier replica via Twitter: “Stai sereno Matteo, oggi c’è la partita. C’è tempo per spiegare quanto sei bravo a fare la pipì sulla testa degli italiani dicendogli che è pioggia”. Evidentemente questa è la sua concezione di “merito. Noblesse oblige.

Leggi l’articolo: Sul ddl Zan inciuci indecenti. L’editoriale del direttore Gaetano Pedullà.