Ricostruzione in Valtellina. Trentadue anni non bastano. La burocrazia frena anche in Lombardia. Da ultimare i cantieri aperti dopo l’alluvione

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Sono trascorsi ben 32 anni dall’alluvione che mise in ginocchio la Valtellina, uccidendo 53 persone, lasciandone migliaia senza una casa e spazzando via anche strade e ponti. Un angolo di paradiso sulle Alpi distrutto da una valanga di acqua e fango. Prima le esondazioni dell’Adda nel luglio 1987 e poi la terrificante frana in Val Pola del mese successivo. Il piano per la ricostruzione e la rinascita di quel territorio, per cui nel 1990 è stata varata una norma denominata Legge Valtellina, non è stato però ancora ultimato. Gli interventi per ricostruire abitazioni e opere pubbliche distrutte sono stati numerosissimi e altrettanti quelli per mettere in sicurezza un territorio fragile.

Nulla a che vedere con l’Irpinia, su cui lo Stato dopo il terremoto ha investito 66 miliardi di euro e non si contano le opere rimaste al palo, tanto che per cercare di chiudere con una vicenda che costa anche 4 centesimi di euro di accise su ogni litro di carburante venduto è stato previsto l’ennesimo commissario nella legge sblocca-cantieri appena approvata. Trentadue anni non sono bastati però neppure nell’operosa Lombardia. Troppi i freni posti dalla burocrazia, come ha specificato nella relazione inviata alla Camera dei deputati il leghista Attilio Fontana, presidente della giunta regionale.

GLI AIUTI. Dopo il devastante alluvione è stato messo a punto un piano per la difesa del suolo e uno per la ricostruzione, Nel 1990 lo Stato ha quindi stanziato 1,2 miliardi di euro solo per mettere in sicurezza le aree più a rischio. Tra interventi strutturali su frane, arginature, regimentazioni idrauliche e consolidamento delle pareti rocciose sono così stati ultimati 181 dei 184 lavori previsti. E sono poi stati effettuati centinaia di altri lavori di manutenzione del territorio, spendendo altri 26,9 milioni di euro, sono stati aperti cantieri da 29,7 milioni per delle situazioni particolari, sono stati previsti nel 1998 altri 39 interventi strutturali investendo altri 49,5 milioni di euro, ulteriori 14,2 milioni sono andati per la difesa delle sponde dell’Adda e del Mera, ed è scattata anche una seconda fase volta alla sistemazione definitiva del territorio, spendendo 176,6 milioni, senza contare che grazie ad alcuni risparmi ottenuti in precedenza sono stati previsti anche ulteriori 140 cantieri. Per quanto riguarda invece la ricostruzione soo stati stanziati 689 milioni e, in base all’ultimo monitoraggio, ne sono stati erogati il 98%.

LE DIFFICOLTA’. Problemi però non sono mancati neppure in Lombardia. Il presidente Fontana ha infatti specificato che permangono difficoltà con gli enti attuatori. Per lui le nuove regole di contabilità e sui contratti pubblici “hanno causato ritardi sui tempi di attuazione sia delle progettazioni che delle realizzazioni degli interventi già avviati e ne avremo ancor di più su quelli di nuova programmazione”. La spiegazione su opere come quella per evitare allagamenti a Como ancora impantanate.

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