Rivolta dell’Islam sciita contro l’Arabia Saudita dopo la decapitazione di un imam. Teheran rompe i rapporti con Riad

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resta altissima la tensione nel mondo islamico sciita, dall’Iran e Iraq al Libano e allo Yemen, dopo un gran numero di esecuzioni ordinate a inizio d’anno dal governo dell’Arabia Saudita. Tra i quarantasette condannati anche un noto imam sciita, Nimr Baqir al-Nimr. Proteste e incidenti si sono registrati in molte province, e particolarmente in Iran, dove una folla inferocita ha bruciato l’ambasciata di Riad. Il governo di Teheran ha rotto i rapporti diplomatici con i sauditi, invocando la vendetta divina.

L’Arabia Saudita, controllata da un regime di etnia sunnita, è uno dei Paesi al mondo con il più alto numero di condannati a morte, superato solo da Cina e Iran. Ciò nonostante il governo di Riad è notoriamente protetto dagli Stati Uniti, con i quali mantiene importanti accordi energetici. Accusata di non rispettare i diritti umani, l’Arabia Saudita usa da anni metodi feroci, compresa la metodica eliminazione fisica degli oppositori politici e religiosi. Tra questi anche l’Imam appena mandato al patibolo, malgrado le accuse generiche sul coinvolgimento in alcuni attentati. Certamente torturato, al-Nimr non aveva mai invitato pubblicamente all’uso della violenza.

Dopo la sua morte, però, in tutti i Paesi a forte presenza sciita è scattata una reazione rabbiosa. E dall’Iran è partita una precisa minaccia al governo di Riad. “L’esecuzione di Nimr vi costerà cara”, ha annunciato Teheran. L’Ayatollah Ali Khamenei, la massima autorità religiosa iraniana, ha pubblicato su Twitter una foto del religioso saudita fatto uccidere. Gesto che suona più di un appello alla vendetta.

Proteste e scontri si sono registrati pure in Bahrein, dove la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che hanno esibito ritratti del religioso ucciso, e persino nella stessa Arabia Saudita, in un distretto dove gli sciiti sono la maggioranza. Una nuova gigantesca polveriera rischia insomma di incendiare il mondo arabo e per questo le diplomazie occidentali si sono subito messe in moto. Il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha condannato le esecuzioni di Riad. “L’Italia – ha scritto su Twitter – è contro la pena di morte sempre. In Arabia Saudita esecuzione imam al-Nimr rischia anche di alimentare tensioni con comunità sciita. La ferocia del governo saudita è però nota da sempre e questo non ha impedito a Stati Uniti ed Europa di fare giganteschi accordi economici o di vendere persino armi a Riad. Relazioni che stanno diventando persino più fitte adesso che il piccolo e ricchissimo stato arabo si è messo alla testa della coalizione dell’area che sta combattendo la guerra all’Isis.

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