Rivoluzione sul cancro al polmone: si va verso la terapia chemio free. Così i pazienti potranno usare farmaci personalizzati

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È la medicina moderna. Quella che agisce non solo direttamente sul tumore, ma sul sistema immunitario, potenziandolo con interventi mirati. Si chiama immunoterapia l’ultima frontiera della scienza che promette di intervenire, a breve, sul tumore del polmone senza fare chemioterapia. Ogni giorno si registrano 115 nuovi casi di cancro al polmone, l’anno scorso si sono ammalati circa 41mila italiani. Si tratta di una neoplasia che rappresenta l’11 per cento di tutti i tumori e per la quale, purtroppo, al momento la sopravvivenza a 5 anni è ancora molto bassa e pari solo al 16 per cento circa dei pazienti. Dunque, è tra le patologie più difficili da debellare, ma ora la prospettiva che potrebbe diventare presto realtà per 4 pazienti su 10 è la terapia immunitaria di precisione, che utilizza farmaci innovativi mirati a risvegliare le difese contro il cancro in combinazioni a misura di paziente, sulla base cioè delle caratteristiche del tumore del singolo individuo. Il cancro al polmone curato senza la chemioterapia è l’ultimo scenario delineato dagli oncologi che hanno presentato anche il nuovo test “Tumor mutational burden”, un esame capace di fotografare in modo completo le alterazioni molecolari del cancro analizzando fino a 500 geni per creare un farmaco personalizzato. Negli anni si è potuto stabilire come l’immunoterapia sia altamente efficace nei tumori che hanno un’elevata possibilità di mutazione.

Tra questi il melanoma, i tumori del tratto gastrointestinale, quelli della vescica e, ovviamente, del polmone. La validità di questo nuovo test biomarcatore è stata dimostrata nello studio di fase 3, quindi in una fase avanzata. “I risultati positivi dello studio stabiliscono il potenziale di TMB come importante biomarcatore predittivo per la selezione dei pazienti candidabili al trattamento di combinazione con due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, nel tumore del polmone non a piccole cellule avanzato”, ha spiegato Federico Cappuzzo, Direttore Dipartimento Oncoematologia dell’Ausl Romagna. E i risultati sono importanti: il tasso di sopravvivenza da progressione della malattia a un anno era più del triplo con la combinazione immunoterapica (43%) rispetto alla chemioterapia (13%). Ci stiamo dunque avvicinando alla concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento di molte persone, pari a circa il 40 per cento, colpite da questa neoplasia in fase avanzata. Infatti, è proprio del 40 per cento la media di pazienti con tumore al polmone che presenta anche un alto grado di mutazioni geniche, condizione che rende appunto particolarmente efficaci i farmaci immunoterapici. Lo scenario aperto da questo biomarcatore, in sostanza, rappresenta un significativo cambio di paradigma nell’immunoterapia oncologica. E l’approccio potrà essere replicato anche per altri tipi di tumore aggressivo.

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di Gaetano Pedullà

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