Roggero resta in carcere, il magistrato di Sorveglianza respinge l’istanza di sospensione della pena: “Non si ravvisano circostanze di necessità e urgenza”

Roggero, per il magistrato di sorveglianza Elena Massucco "non si ravvisano, le circostanza di necessità e di urgenza”

Roggero resta in carcere, il magistrato di Sorveglianza respinge l’istanza di sospensione della pena: “Non si ravvisano circostanze di necessità e urgenza”

Bocciata dall’Ufficio di Sorveglianza di Torino la richiesta di sospendere la pena per Mario Roggero, il gioielliere detenuto a Bollate dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori in fuga e averne ferito un terzo.

Roggero resta in carcere

“Non si ravvisano, né sono state indicate dalle difesa, le circostanze di necessità e di urgenza”, ha sottolineato il magistrato Elena Massucco. “Speriamo nella grazia o nei domiciliari, anche tenuto conto della sua età”, ha commentato la figlia del gioielliere. Continua, insomma, a tenere banco il destino penale del gioielliere protagonista dal giorno della condanna di un vero e proprio caso politico con le destre decise a cavalcare il caso.

La storia processuale è ormai nota. In primo grado il Tribunale di Asti aveva condannato Roggero a 17 anni di reclusione per duplice omicidio volontario e tentato omicidio. In appello la pena era stata ridotta a 14 anni e 9 mesi, ma senza modificare l’impianto della sentenza.

I giudici torinesi avevano infatti escluso la legittima difesa, anche nella forma putativa invocata dalla difesa, sostenendo che quando il gioielliere aprì il fuoco il pericolo era ormai cessato. I rapinatori, armati di una pistola giocattolo e di un coltello, avevano già lasciato il negozio e stavano raggiungendo l’auto per fuggire.

Destre in campo per Roggero

Ma la vicenda giudiziaria di Roggero è diventata un simbolo politico, la dimostrazione – secondo una parte del centrodestra – di una normativa che continuerebbe a penalizzare chi reagisce a una rapina. Un tema sul quale Lega e Roberto Vannacci stanno costruendo una competizione sempre più evidente, contendendosi lo stesso elettorato sensibile ai temi della sicurezza e della difesa sempre legittima “senza se e senza ma” della proprietà privata.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo l’istanza dei familiari, ha aperto l’istruttoria per la grazia. Non senza tensioni con il Quirinale. Nei giorni scorsi, infatti, il guardasigilli era stato convocato al Colle dal presidente Sergio Mattarella che ha tenuto a ribadire che la grazia è competenza esclusiva del Capo dello Stato.