Roma, lo strano boom in Borsa. Aspettando l’azionista cinese

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di Alessandra Fassari

Un gol degno del Pupone: + 178% in un anno, +182% in sei mesi. Per far fruttare gli investimenti in Borsa così ci vuole una stoffa da campione. Oppure buone informazioni da dare al momento giusto al mercato. E di informazioni sul futuro della As Roma in questi ne girano a volontà. A fare il colpo era stato Il Sole 24 ore, raccontando dell’arrivo sotto al Colosseo del miliardario Vang Jianlin. Il ricco immobiliarista di Pechino, in Italia sconosciuto ai più (come il magnate indonesiano Erick Thohir, fresco presidente dell’Inter) ben presto ha lasciato il campo a un certo Chen Feng, anche questo inspiegabilmente interessato a rilevare la quota del club giallorosso in mano a Unicredit. Il no ad Angelucci Ora è noto che tra i gol più attesi nella banca di piazza Cordusio c’è la cessione della Roma, squdra che l’istituto guidato da Federico Ghizzoni si è trovato come lascito dell’indebitato Franco Sensi alla Capitalia di Cesare Geronzi. Una volta fuse Unicredit con Capitalia, la Roma restò in pancia tra gli asset da vendere. Peccato che di acquirenti non se ne sono visti molti. A parte sedicenti manager esteri, pseudo sceicchi e affaristi dal pedigree quantomeno sospetto, l’unica offerta arrivata a Paolo Fiorentino (il manager napoletano adesso numero tre di Unicredit) fu avanzata dagli Angelucci. Un’offerta irricevibile, perché la banca aveva già provato sulla sua pelle cosa vuol dire avere un debitore alla porta con la forza di “persuasione” che può avere una squadra di calcio tanto amata. E per l’Unicredit che dopo l’acquisizione di Capitalia si trovava leader nel Lazio e nel Centro del Paese, dare il club ad Angelucci significava poi dover rispondere a tutte le loro richieste finanziare per non rischiare i picchetti dei tifosi fuori dalle agenzie. Da qui partì la ricerca negli Usa, dove spuntò l’italo-americano James Pallotta. Era l’aprile del 2011, e il manager decantato come un genio del merchandising entrò nella Neep holding, la scatola dove Unicredit ha il 78% delle azioni. Avvocati d’affari all’opera Da allora la Roma non era mai stata ai piani altissimi della classifica. Il momento giusto per vendere o per far tornare qualche investimento potrebbe aver pensato qualche azionista interessato. Così iniziano a girare voci, fino all’indiscrezione del Sole 24 Ore. Non deve aver meravigliato – visto che si parla di cinesi – la circostanza che dietro l’affare ci sia però un giallo. L’accordo che secondo quanto riportato ieri dal sito Dagospia avrebbe visto la consulenza degli avvocati d’affari Roberto Cappelli e Alessandro Daffina (numero uno di Banca Rothschild in Italia), sarebbe tutt’altro che concluso. E, cosa più rilevante, non sarebbe gradito a Pallotta, che ha definito sciocche le informazioni apparse sui giornali. Una nuova tegola per Unicredit, che non ha potuto smentire la trattativa. Per chi specula in Borsa è meglio che andare allo stadio.