Grillo mina la libertà di stampa. Scontro tra Reporter senza frontiere e il leader 5Stelle che replica: “Sistema marcio”

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Siamo davvero un Paese con maggiore libertà di stampa rispetto allo scorso anno? Sì, se stiamo a vedere la classifica annuale stilata da Reporters sans Frontieres, secondo cui l’Italia ha guadagnato ben 25 posizioni passando dal 77° al 52° posto. Un balzo significativo, sicuramente un passo in avanti rispetto agli ultimi anni in cui abbiamo veleggiato sempre oltre il 70° posto della speciale graduatoria. Allo stesso tempo, però, le minacce e le intimidazioni ai giornalisti non arretrano in nessun modo. Basti pensare che soltanto nella settimana dal 15 al 21 aprile Ossigeno per l’informazione, l’Osservatorio promosso da Federazione nazionale della stampa e Ordine dei giornalisti sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate, ha segnalato 10 nuovi casi di minacce.

E allora cosa è accaduto di tanto eclatante nell’ultimo anno da permettere un così significativo miglioramento? A pesare in maniera significativa le assoluzioni di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi processati per il caso Vatileaks. Non gli unici giornalisti assolti nel corso del 2016, ma certamente i due casi mediaticamente più rilevanti, anche perché finiti nel mirino del Vaticano per aver rilevato verità scottanti. L’Osservatorio stesso ha riconosciuto che in Italia “permangono intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce, e pressioni di gruppi mafiosi e organizzazioni criminali”. Nel rapporto viene evidenziato che sono sei i giornalisti che vivono 24 ore su 24 sotto scorta della polizia.

Più problematico, invece, se la minaccia alla libertà di stampa arriva direttamente dalla politica. E sotto la lente di Reporteres sans Frontieres ci è finito il portavoce del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Additato di essere uno dei problemi della libertà di stampa in Italia: “Ci sono responsabili politici Grillo che non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che danno loro fastidio”. Il leader pentastellato non viene certo indicato come il responsabile unico e, infatti, nel rapporto annuale si legge anche che: “Sotto la pressione dei politici, spesso i giornalisti italiani optano per l’auto-censura”. Grillo, però, non ci sta a passare per la causa di mancanza di libertà di stampa e, a stretto giro, ha fatto arrivare la sua risposta: “Il sistema è marcio e il problema sarei io”. Poi il lungo post sul blog: “Se i Tg e i giornali non vi danno le notizie o vi danno notizie false o vi danno notizie non verificate è perché hanno paura di me. Reporter Senza Frontiere dice che diffondo ‘l’identità dei ‘giornalisti sgraditi’. Forse non sono stati informati bene dai direttori dei giornali italiani che li hanno contattati per cambiare la classifica (vi hanno contattato, vero?). Non viene pubblicata l’identità dei giornalisti sgraditi, viene smentita la balla che diffondono o viene risposto alle loro offese gratuite”. Ed è proprio quello delle fake news un altro dei problemi evidenziati dal rapporto di Reporter senza frontiere.

Situazione ancora più drammatica a livello internazionale. Con alcuni Paesi costretti a registrare continue violenze fisiche ai danni di rappresentati degli organi d’informazione. Maglia nera alla Corea del Nord, all’ultimo posto in classifica (180°). Figuriamoci cosa succede nella terra del dittatore Kim Jong-un. La Turchia di Erdogan, che solo pochi giorni fa ha liberato il nostro Del Grande, si è collocata al  155° posto. E con più poteri in mano al Sultano la preoccupazione non può che essere crescente nella nazione considerata dal report stesso “la più grande prigione al mondo per i professionisti dei media”. Tra le grandi minacce alla libertà di stampa viene collocato anche Donald Trump.  Ma il presidente americano ha, per ora, un merito indiscutibile: quello di aver sollevato la tiratura dei giornali. La stampa a stelle e strisce sta godendo di un effetto benefico grazie all’elezione del magnate di New York. Situazioni offlimits sono state registrate in 72 Paesi tra i quali ci sono anche Cina, Russia e India. Ma più generalmente sono finiti nell’elenco dei Paesi più a rischio quelli del Medio Oriente, Asia Centrale, America centrale ed Africa. Eccellenze, come al solito, i Paesi del nord Europa. Con la Norvegia che ha sorpassato la Finlandia che era in vetta ormai da sei anni. Qualche pressione e conflitto d’interessi lo hanno dovuto subire anche i media finlandesi.