La bomba Matteo Salvini la sgancia al Festival dell’Economia di Trento, rispondendo a una domanda sulla tenuta della maggioranza. “Si voterà a scadenza naturale a settembre, ma dipende anche dai fattori economici”, ha detto il ministro dei Trasporti e vicepremier, nonché leader della Lega. Poi il ragionamento sulla congiuntura: prima una situazione economica in crescita, oggi inflazione, caro spesa, caro vita, caro bollette e caro benzina, con la fiducia di imprese e cittadini in calo. Nel pomeriggio ha parzialmente corretto il tiro: “Il nostro obiettivo è arrivare assolutamente a fine legislatura, quindi all’autunno 2027”.
Salvini rompe il tabù del voto anticipato. Poi il dietrofront ma la maggioranza è a pezzi
Salvini ha spiegato di aver detto solo che la situazione economica mondiale non rende semplice il lavoro del governo, citando l’incontro con i camionisti, che chiedono alcune centinaia di milioni di euro, altrimenti si fermano. Ma, ha aggiunto, non pensa a “perdere neanche un giorno” rispetto al mandato ricevuto. “Forse ha ricevuto una chiamata da Palazzo Chigi’’, ha commentato il presidente del Movimento Cinque stelle, Giuseppe Conte, a proposito del parziale dietrofront.
Acque agitate
La precisazione però non basta a calmare gli animi. La bomba è stata sganciata e dà la misura della fragilità della maggioranza, che continua a dividersi su spese militari, legge elettorale, fine vita, strategie con l’Europa su emergenza economica ed energetica, cittadinanza e immigrazione. Appena il giorno prima, la maggioranza si era spaccata sulla mozione sul caro energia e sul passaggio, poi eliminato, che chiedeva la revisione dell’obiettivo Nato del 5% del Pil per le spese militari.
Uno scaricabarile, con gli alleati impegnati ad attribuirsi a vicenda la responsabilità della “manina”. La prima indiziata era la Lega, almeno a parole contraria al riarmo a tutti i costi, ma il partito di via Bellerio ha scaricato le responsabilità su Forza Italia. Non è un caso che all’uscita di Salvini replichi subito l’altro vicepremier e leader di Forza Italia. “La legislatura arriverà a scadenza naturale, sono assolutamente convinto”, scandisce il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E il titolare della Difesa di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, osserva: “Fin quando devo andare a servire il Paese continuo a servirlo”.
La tentazione
A onor del vero, dopo l’esito del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, dentro l’esecutivo e nella maggioranza c’era chi non escludeva il voto anticipato. Poi Giorgia Meloni ha fatto cadere qualsiasi tentazione: “Si va avanti”. Come scrive l’Agi, in Parlamento molti temono di non arrivare alla pensione, che scatta dopo 4 anni e 6 mesi. Una delle ipotesi in campo è votare nella primavera 2027, prima delle amministrative, per evitare di preparare le liste in piena estate. Ma al momento la deadline resta la scadenza naturale, spiegano fonti parlamentari di Fratelli d’Italia e Forza Italia. A meno che non resti l’attuale legge elettorale: in quel caso non si esclude un anticipo del voto.
La riforma del voto
La riforma del voto è una priorità per il partito di Meloni, che ha aperto a una mediazione sul premio di maggioranza ma vuole accelerare. Con la seduta di ieri, la Commissione Affari costituzionali ha terminato le audizioni. Dalla prossima settimana si svolgerà la discussione generale, poi la partita sugli emendamenti, per tentare il primo via libera entro giugno. Sono tante le correzioni da apportare alla riforma, a partire dal premio di maggioranza, su cui si sono concentrate le critiche dei costituzionalisti.
Nel testo del centrodestra, il premio spetta a chi supera il 40% dei voti, che così guadagna 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Un premio troppo alto, denunciano le opposizioni. Oltre al premio, ci sono i distinguo nella coalizione. Una fonte leghista ammette che, a parte le “migliorie tecniche”, il nodo politico è sulle preferenze. La Lega, da sempre sostenitrice dei collegi uninominali, teme l’emendamento ipotizzato da FdI per ripristinarle. E storce il naso sulla proposta del forzista Nazario Pagano di togliere il listino di coalizione e attribuire il premio in modo proporzionale. Così facendo – è il timore – si danneggiano i partiti più piccoli o in calo di consensi. Assolutamente contraria alle preferenze è anche Forza Italia. “Andiamo avanti, andiamo avanti. Il testo della legge presentata non prevede le preferenze”, taglia corto Tajani.