Anche la Santa Sede si dota di un codice degli appalti. Bergoglio: “Consentirà di ridurre in modo notevole il pericolo di corruzione”

dalla Redazione
Cronaca

La Santa Sede ha pubblicato oggi il Motu proprio sulla trasparenza, controllo e concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici dello Stato della Città del Vaticano. “Il testo – fa sapere il bollettino della Sala stampa vaticana – sarà promulgato mediante la pubblicazione su L’Osservatore Romano ed entrerà in vigore trenta giorni da oggi. Il documento è il frutto di un lavoro sinergico coordinato dalla Segreteria di Stato tra i vari enti della Curia Romana, tra cui il Consiglio per l’Economia, la Segreteria per l’Economia, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

“Si tratta di un codice unico – riferisce ancora la Santa Sede -, che supera la regolamentazione attualmente in vigore presso alcune singole realtà e si applica ora a tutti gli enti riferibili alla Santa Sede e allo Stato della Città del Vaticano. La normativa si inscrive nella più avanzata legislazione internazionale in materia. Principio ispiratore del nuovo testo è la diligenza del buon padre di famiglia, che desidera una gestione efficace ed etica delle proprie risorse, che favorisca al contempo la trasparenza, il controllo e un equo trattamento di reale concorrenza tra quanti desiderano stabilire un rapporto economico con gli enti interessati”.

La nuova normativa, ha detto Papa Francesco, “consentirà di ridurre in modo notevole il pericolo di corruzione di quanti sono chiamati alla responsabilità di governo e di gestione degli Enti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”, aggiungendo che concorrenza leale e trasparenza consentiranno anche “una migliore gestione delle risorse che la Santa Sede amministra per conseguire i fini che della Chiesa sono propri”.

Bergoglio, parlando del nuovo codice degli appalti, ha detto che è ispirato al principio giuridico del “buon padre di famiglia” e al “principio generale e di massimo rispetto, sulla base del quale tutti gli amministratori sono tenuti ad attendere alle loro funzioni. Ciò è richiesto in modo esplicito dalla legge canonica in relazione ai beni ecclesiastici, ma vale in generale per ogni altro amministratore”.