Santoro, Giannini e Floris

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di Marco Castoro

Un avvio così devastante per i talk politici erano in pochi ad aspettarselo. Tuttavia prima di parlare di rottamazione di un genere bisognerebbe guardare al microscopio ciascuna trasmissione. Intanto va premesso che la crisi dei talk colpisce la prima serata, non la seconda che resta la collocazione ideale per la politica, i suoi temi ed i suoi approfondimenti. Purtroppo è andato in onda un fenomeno che sta producendo l’effetto del boomerang con gli inserzionisti pubblicitari: la grande corsa alla prima serata con il protrarsi del programma fino alla mezzanotte. Un suicidio. Cairo con La7 è il primo a pagare dazio (tra l’altro i suoi ex Telese e Porro stanno andando bene su altre reti).

LA PRIMA SERATA
Il prime time è sacro per il pubblico della tv generalista. Fiction, partite, intrattenimento, talent spopolano nella graduatoria degli ascolti. Non a caso Raiuno sta vivendo un autunno fantastico. E la rete ammiraglia della Rai è l’unica a non avere un talk politico in prima serata. Le punte di diamante vengono utilizzate in seconda serata (Porta a Porta) e la domenica pomeriggio (l’Arena con Massimo Giletti). Sempre in seconda serata, e sta crescendo molto, c’è Petrolio (con Duilio Giammaria). Non a caso i tre programmi stanno confermando (o addirittura hanno migliorato) i risultati dell’anno scorso. Mentre Bruno Vespa quando ha provato a forzare la mano ai palinsesti, guadagnandosi le ore 21, è finito con la coda tra le gambe. Addirittura la gente preferisce un vecchio film visto e rivisto a un talk. In prima serata va bene solo Report la domenica. Come mai? Per due motivi. Il primo perché è un programma ben curato, monotematico, d’inchiesta, che affronta un tema specifico da tutte le spigolature. Il secondo perché va in onda la domenica. Il telespettatore alle 21 è saturo di programmi di intrattenimento. Si è già divagato. E soprattutto non è reduce da una giornata lavorativa. L’esperimento però non funziona con la Gabbia di Paragone su La7 perché è ancora la politica che la fa da padrone.

CONTRO LA DEPRESSIONE
Ma perché i talk politici vanno male in prima serata? Santoro e Ballarò hanno dimezzato lo share e siccome la stagione è ancora lunga possono calare di più. Televisivamente parlando, la crisi ha inghiottito la politica e il suo appeal sul telespettatore. Si arriva alla sera davanti al piccolo schermo dopo pesanti giornate di lavoro (quando c’è) e di problemi. Per molti la tv è rimasta l’unica evasione durante questo lungo periodo di crisi economica (visto che cinema e ristoranti costano) e quindi i programmi che ti fanno aumentare la depressione vengono evitati dal grande pubblico. Anche perché ci mostrano i problemi, che restano irrisolti nonostante le denunce, i reportage e i dibattiti. Dunque meglio commuoversi con i sentimenti delle fiction, appassionarsi con il calcio o divertirsi con i talent.

GLI OSPITI
I talk sono in crisi ancor più di idee che di ascolti. Gli ospiti sono sempre i soliti noti che fanno il giro delle sette chiese. Chi ha Renzi e lo sa sfruttare bene, creando un’atmosfera anche divertente, fa ottimi ascolti (vedi Porro e Del Debbio). Chi va sull’usato sicuro e depressi annoia e perde share (vedi Giannini con Camusso, Santoro con Bersani e Floris con Squinzi). Ma anche i monologhi in copertina hanno stancato (l’editoriale di Santoro è il punto più basso di Servizio pubblico), a meno che non si tratta di Crozza che invece è il punto più alto del programma di Floris. Costanzo ha detto che i talk sono un’altra cosa, rispetto ai dibattiti politici di oggi. Forse il solo Virus, tra quelli in prima serata, è il programma che si avvicina di più al genere tanto caro a Costanzo. Non a caso c’è lo spazio dell’arte con Sgarbi e l’intervista all’imprenditore, stile Bignardi o Latella. Porro nella puntata con Renzi (6,89% con picco al 12,44%) finora è stato secondo solo alla prima puntata di Ballarò (quella con Benigni).

LE PAGELLE DELL’AVVIO

PORRO 6,5

DEL DEBBIO 6,5

TELESE 6,5

VESPA 6

FORMIGLI 5+

PARAGONE 5

SANTORO 5-

GIANNINI 5-

FLORIS 5-