Sarri scivola ma non precipita. Il tecnico del Napoli rischia 2 o 3 giornate di squalifica. Nessuna discriminazione omofoba. Del resto se l’ha fatta franca Tavecchio…

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Marco Castoro

Non facciamo gli ipocriti: ciascuno di noi dice le parolacce. Il campionario è dei più svariati. C’è un repertorio che va dalla A alla V, dall’alimortacci al vaffa. Anche frocio e finocchio sono tra i più usati. Quindi ogni moralismo è fuori luogo. Di sicuro Sarri non doveva permettersi di apostrofare il collega Mancini con le frasi dette. Su questo non ci piove. E a caldo la reazione del tecnico dell’Inter è più che giustificata. Semmai c’è da interrogarsi sulla veemenza della reazione per l’offesa subita. Ammesso e non concesso che sia un’offesa, una discriminazione. È una parolaccia. Punto. Ma se Sarri gli avesse detto pezzo di m… o testa di ca…, o peggio ancora figlio di… , il Mancio avrebbe reagito allo stesso modo? Chissà. Speriamo che nessun altro tecnico o giocatore voglia metterlo alla prova. Mancini è sangue caliente. A Manchester finì a spintoni e manate con Balotelli dopo un allenamento. È polemico come pochi. Non si è mai fatto mettere i piedi in testa da nessuno. Sarri è un brav’uomo, oltre a essere un bravo allenatore, certo deve controllarsi di più, anche perché sul termine frocio è recidivo. è accaduto anche con l’Empoli dopo un arbitraggio contestato («Il calcio è diventato uno sport per froci. È uno sport di contatto e in Italia si fischia molto con interpretazioni da omosessuali»).

LE SANZIONI
Ora il tecnico del Napoli è in attesa di conoscere la sanzione disciplinare. Ma sicuramente non può essere punito per discriminazione omofoba, ma solo per un’offesa generica, una parolaccia. Quindi dovrebbe cavarsela con 2-3 giornate di squalifica. Certo se Mihajlovic viene espulso per un calcio alla bottiglietta dell’acqua e Ventura per un pugno alla panchina, c’è sempre la possibilità che avvenga l’imponderabile. Tuttavia è difficilesi punire un tesserato quando è riuscito a farla franca il massimo esponente della federcalcio, Carlo Tavecchio, scivolato in più occasioni all’inizio del suo mandato. Dalle lesbiche del calcio femminile a frasi razziste e antisemite, condite con le banane. A proposito di banane, il gesto di Dani Alves, che si mangiò il frutto tirato con disprezzo dagli spalti, resta il migliore esempio contro cori e gesti razzisti.

PRECEDENTI
Oltre a Tavecchio il calcio è pieno di situazioni simili. Con parole e insulti che sono sconfinate in razzismo e sessismo. Il presidente della Samp, Massimo Ferrero diede del filippino al presidente dell’Inter, l’indonesiano Thohir. Cassano sugli omosessuali in nazionale (dopo le rivelazioni di Cecchi Paone) commentò così: «Io spero che di froci non ce ne siano e comunque sono problemi loro».