Scippati i fondi della bonifica Ilva. Il governo li regala ai nuovi padroni. I renziani non votano l’emendamento M5S. Altro schiaffo a Taranto nel decreto Ucraina bis

bonifica Ilva
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Nuove fibrillazioni al Senato per la maggioranza (e per la transizione ecologica). A scatenarle la proposta del Governo di trasferire le risorse destinate alla bonifica dell’area ex Ilva di Taranto all’attività produttiva di Acciaierie d’Italia.

Il Governo intende trasferire le risorse destinate alla bonifica dell’area ex Ilva di Taranto all’attività produttiva di Acciaierie d’Italia

Un emendamento al decreto Ucraina bis, che contiene il taglio alle accise e su cui verrà probabilmente messa la fiducia, mette a rischio la tenuta della maggioranza nelle commissioni Industria e Finanze di Palazzo Madama.

Nel testo del M5S – primo firmatario Mario Turco, vicepresidente del M5S e già sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Governo Conte II, – si chiedeva l’abrogazione della proposta governativa di trasferire le risorse destinate alle bonifiche ex Ilva. L’emendamento è stato messo ai voti ed è stato respinto per un soffio: 14 favorevoli (M5S, Pd e Leu) e 14 contrari (Forza Italia e Lega) mentre Fratelli d’Italia e Iv si sono astenuti.

Non è la prima volta che si fibrilla sull’ex Ilva. A febbraio un ampio pezzo della maggioranza aveva affondato alla Camera (leggi l’articolo), nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali, l’articolo 21 del decreto Milleproroghe che assegnava una parte dei fondi delle bonifiche ex Ilva (575 milioni) ai progetti di decarbonizzazione da farsi nel siderurgico di Taranto. L’articolo 21 era stato abrogato, in quel caso, dal voto convergente di Pd, M5S, Italia Viva, Forza Italia, nonché dai deputati del Misto e di Alternativa.

Ma se in quel caso si era ottenuto che i soldi restassero alle bonifiche questa volta “lo scippo”, come lo definisce l’Usb di Taranto, è stato compiuto. Anche perché il premier Mario Draghi, che già non aveva preso bene lo scivolone del Governo a febbraio, ha detto che l’Ilva, a fronte della crisi provocata dalla guerra in Ucraina, andava messa nelle condizioni di produrre. L’astensione di FdI e Iv permette così lo spostamento di 150 milioni di euro dalle bonifiche a progetti di decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto.

Va su tutte le furie Turco: “Si tratta dell’ennesimo schiaffo alla città di Taranto. Purtroppo, constatiamo che il ministro Giancarlo Giorgetti, che aveva dato parere negativo all’emendamento abrogativo della proposta governativa, così come le altre forze di centrodestra, vogliono insistere con gli errori macroscopici fatti nell’ultimo decennio”.

E lancia il suo sos: “La prospettiva della transizione ecologica con questa maggioranza sta diventando un’impresa improba, tra voglia di inceneritori, ammiccamenti al nucleare e al carbone e passaggi vergognosi come questo sull’ex Ilva. La verità è che per molte forze politiche la transizione ecologica è un aspetto dell’agenda politica totalmente rinunciabile, una forzatura e per alcuni aspetti quasi una ‘seccatura’. Il M5s si trova troppo, pertanto, spesso solo a portare avanti determinate battaglie”.

E in realtà anche il Pd scarica il M5S. Il senatore dem Stefano Collina dichiara di aver votato con i pentastellati solo “per non rompere un’alleanza politica che sul territorio tarantino sostiene un candidato a sindaco”. Eppure tanto il Pd quanto Iv a febbraio avevano convintamente votato affinché i fondi Riva restassero alle bonifiche.

Ora invece Iv con il senatore Mauro Marino dice di essersi astenuta perché non voleva dar seguito alla “smania elettorale” del M5S. Soffia sul fuoco il leader leghista Matteo Salvini che chiede l’intervento di Draghi. Turco non si arrende e promette che ripresenterà l’emendamento. Ma il M5S è sempre più solo nella battaglia per la transizione ecologica.