Se Floris va via, Berlinguer a Ballarò

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di Marco Castoro

Luigi Gubitosi lo dice senza preamboli: stiamo lavorando all’assetto dell’informazione. «Le testate giornalistiche non possono restare così. Sono uno spreco di risorse. Ne avevamo 12, due o tre sono state eliminate, ma il problema è che ogni testata vuole la sua redazione economica, la sua redazione cronaca e la sua redazione esteri. Così, nel momento in cui ci sono i tagli, ognuno ritiene di non poter fare lo stesso lavoro di prima con meno personale. Per questo l’accorpamento ha una sua logica. La logica è che la notizia parte dal web e poi viene approfondita a livello di singola testata».

Tutto gira intorno
a Floris
Ma a che cosa sta lavorando Gubitosi? All’accorpamento di canali digitali, alla ridistribuzione delle forze in campo in seno ai tiggì. Con potenziamento delle news, di Televideo e soprattutto del web. Il vero nodo al pettine di Viale Mazzini resta il rinnovo del contratto di Giovanni Floris. Bensì alla Rai siano convinti che la trattativa con Mediaset sia un bluff – una notizia messa in giro dall’agente del conduttore (Beppe Caschetto) – non è facile non procedere al rinnovo. Se non si andasse a dama sembrerebbe quasi un’epurazione fatta per ingraziarsi il premier Renzi. Ma Floris per firmare vuole una striscia quotidiana. E non ha certo tanta voglia di diminuirsi lo stipendio. Inoltre c’è il direttore di Raitre, Andrea Vianello, che spinge per il rinnovo di Floris perché sa che Gubitosi è sensibile alle sue richieste. Però c’è un piano B che potrebbe avere l’effetto del cacio sui maccheroni. Per attuarlo bisogna spingere Floris a Mediaset o a La7, motivando la decisione come un’inevitabile scelta dolorosa dettata dal risparmio. A quel punto Bianca Berlinguer avrebbe la strada libera per la conduzione di Ballarò e la redazione del Tg3 verrebbe sensibilmente ridotta con gli esuberi utilizzati per rinforzare il web e le news. Se Floris rimane? Toccherà trovare una nuova trasmissione da consegnare alla Berlinguer per procedere al piano di riassetto dell’informazione. Non è da escludere uno scambio clamoroso tra due pezzi da novanta di Raitre: Gerardo Greco direttore del nuovo Tg3 e Berlinguer ad Agorà.

Risparmio
mondiale
Gubitosi sta facendo i salti mortali per far quadrare i conti. Si avvicina la quotazione di Rai Way ma vendere gli asset non è una strada percorribile. «Se si vende un canale e poi si mantengono i centri di produzione e il personale – dichiara il dg – non si determina un risparmio, ma piuttosto si creano problemi gestionali». Il dg ha annunciato che i costi sono stati ridotti di 100 milioni l’anno e che la spesa per i Mondiali di calcio, esclusa quella per i diritti, è stata di 4,4 milioni contro gli 8,8 milioni del Sudafrica.