Sei anni per Ruby. Boccassini alza il tiro. Ma così beatifica San Silvio martire

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di Lapo Mazzei

La requisitoria non l’ha seguita. Non ha avuto tempo, dice Silvio Berlusconi, affidando ad una nota scritta il commento alla richiesta fatta da Ilda Bocassini: sei anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici. E, forse, nemmeno il modo e la voglia. Difficile dargli torto. Ma non può non colpire quell’esortazione finale, a chiusura della nota: “Povera Italia”. Un’esortazione, si badi bene, simile – ma non uguale – a quella usata dal cantautore siciliano, Franco Battiato, in una sua celebre canzone: “Povera Patria”. Un’ invocazione alla terra dei padri vista da destra e da sinistra. Solo che Battiato, artista strutturalmente di sinistra, usa un’immagine di destra, la Patria appunto, mentre Berlusconi, uomo di centrodestra, ricorre al sostantivo puro, caro tanto all’iconografia Democristiana quanto a quella Comunista. Anche in questa inversione dei ruoli c’è un senso nel nonsenso del processo milanese, destinato a passare alla storia per il suo tentativo di assurgere allo stesso ruolo che ebbero le monetine lanciate a Bettino Craxi all’uscita dall’Hotel Raphael di Roma . La Boccasini, in fondo non mira ad applicare la legge scritta dagli uomini per le umane vicenda, ma a fare giustizia, senza essere Giovanna d’Arco. Quella contro l’ex presidente del consiglio Socialista, morto da “esiliato” a Tunisi, non fu una manifestazione spontanea. Molti erano militanti dell’allora Pds, arringati poco prima da Occhetto in piazza Navona. “Tiratori di rubli”, li chiamò Craxi. Ma già in quel momento, mentre la gente contava le monete e raccoglieva le lire di carta, fu facile intuire che Craxi aveva i giorni numerati. E siccome sono in tanti- sia a destra che a sinistra – coloro che vanno sostenendo la tesi secondo la quale Berlusconi sarebbe afflitto dalla sindrome di Bettino, le parole usate dalla Boccassini hanno lo stesso peso di quelle monetine. Craxi riparò in Tunisia. Berlusconi che farà? Intanto i fatti.

Sei anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ questa la dura condanna chiesta per il Cavaliere dal pubblico ministero di Milano, Ilda “la rossa” al termine della sua requisitoria al processo per il caso Ruby. Secondo la pubblica accusa, l’ex premier, che deve rispondere dei reati di concussione e prostituzione minorile, vista “la gravità dei reati commessi”, non merita neppure la attenuanti generiche. Un affondo al quale Berlusconi ha replicato così in una breve nota: “Non mi è stato possibile ascoltare la requisitoria. Ho letto le agenzie. Che devo dire? Teoremi, illazioni, forzature, falsità ispirate dal pregiudizio e dall’odio, tutto contro l’evidenza, al di là dell’immaginabile e del ridicolo. Ma tutto è consentito sotto lo scudo di una toga. Povera Italia!”.

Già, povera Italia. “La procura ritiene che è stato provato che l’imputato non solo era a conoscenza della minore età, ma ha fatto sesso con una minorenne”, ha spiegato la Boccassini, che nel passaggio finale della suo intervento in aula ha anche rievocato il giorno della contestazione dei parlamentari del Pdl al Tribunale di Milano. “Il giorno in cui sono uscita dal Palazzo di Giustizia e ho visto un assembramento di persone che fanno parte delle istituzioni che volevano entrare nell’Aula del processo mi sono rifiutata di fare aprire la porta in attesa che il Collegio arrivasse e mi sono sentita smarrita perché non capivo le ragioni per le quali questi rappresentanti delle istituzioni avevano invaso il palazzo”, ha ricordato. Ecco, che c’ entra tutto questo con il processo? Compete ad un magistrato, anzi, ad un pubblico ministero, esprimere un giudizio di merito circa l’azione di deputati e senatori? Nessun articolo del codice lo prevede. Ragione sufficiente per dare a quelle parole, che “sono pietre” come diceva Carlo Levi in suo celebre romanzo, lo stesso valore delle monetine lanciate a Craxi.
E se la condanna chiesta per il Cavaliere dalla procura di Milano è durissima, non meno pesante è la ricostruzione della vicenda processuale esposta in aula dalla pubblica accusa nel corso di una requisitoria durata oltre quattro ore ed iniziata con un ritratto della giovane marocchina e delle altre partecipanti alle feste di Arcore (in particolare Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti), la ricostruzione della notte di Ruby in Questura e la “bufala grossolana” sulla nipote di Mubarak.

In poche parole, per Boccassini, le vicende emerse nel corso dell’inchiesta prima e del processo rappresentano, con ogni evenienza, l’esistenza di “un sistema prostitutivo per il soddisfacimento dell’ex premier”. Secondo Ilda, poi, Ruby “è una giovane di furbizia orientale (araba semmai, una gaffe sottolineata da tutti, anche in chiave razzista, ndr) , non ha come obiettivo il lavoro, la fatica, lo studio ma accedere a meccanismi che consentano di andare nel mondo dello spettacolo, nel cinema”. Sogni e menzogne, insomma. Ma se Craxi era finito dentro al tritacarne di costi della politica, e dal quale è stato travolto, davvero Berlusconi sarà messo la bando per una “trombata” (chiamiamo le cose con il loro nome). Perché se è così davvero Povera Italia e Povera Patria.

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