Servono investimenti sui treni. Ma nessun allarme sulla rete. Parla il professor Colonna, ordinario al Politecnico di Bari: “Quando c’è un problema l’intensità del danno è elevata”

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Professor Pasquale Colonna, alla luce della sua esperienza, dopo che da oltre 40 anni si occupa di trasporti ferroviari, ritiene che l’alta velocità in Italia sia realmente sicura? “Credo che Rfi abbia fatto dei grandi sforzi per portare il livello italiano di sicurezza sempre più in alto, ma possono comunque esserci delle difficoltà per fatti singoli. In pratica c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, un singolo elemento che può determinare un sinistro”.

La rete è stata realizzata ormai da tempo. A suo avviso è troppo datata e dunque attualmente inadeguata?
“In Italia l’alta velocità effettivamente è partita anche prima rispetto ad altre nazioni e i sistemi di controllo vanno tenuti in perfetta efficienza. Abbiamo comunque anche aziende che supportano il settore ferroviario in grado di produrre i migliori sistemi al mondo, tecnologie non ci mancano e non credo che vi siano delle difficoltà in questo senso. Vedo soltanto dei nodi particolari, dei corridoi, dove l’intensità del territorio e della produttività si concentrano. Sicuramente è complicato contemperare tutte le esigenze, ma anche in questo caso parliamo di elementi e difficoltà che vengono studiati e risolti”.

Considera l’attuale sistema di manutenzione sufficiente?
“Su questo aspetto non so dare un parere. Occorrerebbe vedere quali sono gli investimenti specifici e quali risorse Rfi destina alle due reti, quella dell’alta velocità e quella ordinaria. In generale so comunque che la manuenzione gode di maggiore attenzione rispetto al passato”.

Sempre sull’alta velocità cosa è però importante fare affinché la rete sia sempre in sicurezza?
“Tutto è importante, a partire da una progettazione molto attenta, perché parliamo di velocità molto elevate e se c’è un problema c’è il rischio che l’intensità del danno sia elevata. Serve dunque maggiore attenzione sia nella progettazione che nella manutenzione. Intenso inoltre, in caso di sinistri, è anche l’impatto sull’opionine pubblica visto che si tratta di sistemi ad alta tecnologia”.

Anche i treni utilizzati sono davvero sicuri o ritiene necessitino di ammodernamento?
“L’ammodernamento ci vuole sempre e su tale fronte qualcosa di meglio va fatto, visto che c’è anche una diversa utilizzazione delle carrozze e dei locomotori nelle diverse parti della rete. Mi sembra evidente che Rfi privilegi tratte più frequentate e con un’utenza maggiore, ma va aiutato lo sviluppo di tutte le zone d’Italia”.

Dopo quello che è stato fatto per arrivare a una rete ferroviaria ad alta velocità, per lei quindi cosa è necessario ancora fare in Italia e soprattutto quali priorità individua?
“Ci sono delle zone d’Italia che ancora non sono servite dall’alta velocità in modo realmente efficiente e da pugliese le dico che c’è ancora da fare molto. Tale sistema di trasporto ha portato a un concetto diverso di mobilità e di conseguenza ad un modo di vivere diverso. Andare in un determinato luogo e poter tornare a casa in giornata da un punto di vista lavorativo ha prodotto un cambiamento enorme. Novità che, come si è visto, hanno portato notevole sviluppo alle regioni servite dall’alta velocità. Un’ottica che è necessario seguire, considerando anche che il trasporto stradale e quello aereo creano diverse difficoltà da un punto di vista ambientale. La direzione che prende un Paese più attento a tali problemi diventa così quella della mobilità ferroviaria, una forma di trasporto sostenibile e fondamentale. Ma per sfruttare appieno le potenzialità di una simile risorsa è appunto necessario che possano goderne tutte le zone d’Italia. Sicuramente questa è una priorità”.

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