Set senza armi. Alfano il bersaglio

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di Gianluca Schiavone

Non riuscendo a dare corpo a una legge che vieti l’utilizzo delle armi nel mondo reale, Angelino Alfano ha pensato bene di agire d’astuzia e di ottenere questo risultato almeno nella finzione scenica, così, con un guizzo geniale, ha fatto piazza pulita delle armi dai set di tutta Italia. Premessa di rito. Come meglio specificato dall’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e dall’Apt (Associazione Produttori Televisivi), a partire dallo scorso 7 novembre, su decisione del ministro dell’Interno, ogni fornitura di armi ad uso scenico si è fermata e con essa è stato intimato lo stop a tutti i set cinematografici e di fiction d’azione del Belpaese. Per rendere l’idea, è bene iniziare a prepararsi ad episodi di Squadra Antimafia in cui i mafiosi verranno fermati a colpi di Super Liquidator, a sparatorie in cui Ciro l’Immortale sarà costretto a sfoderare un temibilissimo cotton fioc, a epiche rese dei conti fatte di scapigliate veraci e lanci di nani da giardino.

SCENARI INVEROSIMILI
Eh sì, perché questa decisione ci profilerà scenari inverosimili e il pathos da polvere da sparo cederà il passo a un più candido pathos da polvere dei sogni. Il punto cruciale della questione è da rinvenirsi nelle storiche incongruenze della Legge che regolamenta la detenzione e l’uso delle armi a uso scenico. Pensare al povero Pietro Valsecchi costretto a girare in fretta e furia il maggior numero di scene d’azione delle fiction da lui prodotte “per evitare intoppi”, fa male al cuore del telespettatore medio e regala l’immagine di un mendicante in fuga dalle terre di Egitto più che di un produttore affermato.

LE REAZIONI
Di buono c’è stata la reazione tiepida e pacata a questa notizia: il web è impazzito, la carta stampata ha gridato allo scandalo, le Associazione di settore hanno lanciato invettive che i video dell’Isis a confronto sono delle telepromozioni di Mastrota. Comprensibile. La prima riflessione maturata in merito ha toccato tre aspetti centrali: le ingenti perdite economico/produttive che ne deriveranno al settore; la vanificazione totale degli sforzi delle Film Commission e delle politiche di incentivazione volte ad attrarre sul territorio italiano le produzioni cine audiovisive d’azione; il pericolo concreto che, per mantenere in vita in modo credibile e competitivo le loro serie tv di successo, produttori e registi italiani saranno costretti ad emigrare in terra straniera. Le successive riflessioni, invece, forse meno tecniche ma più di pancia, hanno visto l’Angelino nazionale come unico bersaglio perché – anche a volersi sforzare – i benefici di tale decisione non saltano all’occhio. Proprio in un momento storico tanto delicato come quello che il nostro Paese sta attraversando. Proprio a ridosso di episodi in cui l’ordine civile è minacciato costantemente da pistole vere impugnate da criminali veri che lasciano sulle strade cadaveri veri: c’è davvero bisogno di dedicare il proprio tempo e il proprio peso istituzionale a iniziative che tolgono solo ossigeno a quei pochi settori che ancora riescono ad incassare consensi e risorse? In attesa e nella speranza di un ravvedimento, la nostra solidarietà a tutti quei “poveri criminali” rimasti a mani vuote e senza uno straccio di set.