Sì ai 10 Comandamenti, prima che Renzi li cambi

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di Marco Castoro

La Rai suona le sette trombe di corno d’ariete davanti all’Arca dell’Alleanza e annuncia il ritorno del profeta Roberto Benigni e dei “suoi” Dieci Comandamenti. Il dg Gubitosi veste i panni di Giosuè dentro le mura di Viale Mazzini e almeno per una volta, anche lui, può sognare di essere a Gerico. L’annuncio è di quelli storici, vista l’occasione si può dire anche biblico. Non a caso il diggì chiude la presentazione dicendo: “Quello del 15 e 16 dicembre è un evento da non perdere, anche perché il prossimo potrebbe essere tra Duemila anni”. Una battuta, ovviamente. Però la circostanza fa anche pensare al compenso dell’attore premio Oscar che la Rai dovrà sborsare. L’agente Lucio Presta non è certo un tipo da concedere sconti, tuttavia in questa occasione anche Benigni avrà dovuto fare qualche sacrificio.

SCONTO SUL COMPENSO
Il suo contratto non sarà dorato come quelli degli anni precedenti, quando la Rai poteva ancora spendere e non c’era la mannaia dei 150 milioni tagliati dallo Stato. Le serate sono due. L’attore ne avrebbe fatte volentieri di più. All’inizio per motivi di cassa si era pensato a un unico appuntamento, poi si è fatto tutto un conto. La presenza gratuita del comico a Ballarò, la possibilità di spalmarsi il ritorno del premio Oscar in più trasmissioni (già ieri la Vita in diretta ha dato molte battute della conferenza stampa) ha fatto sì che la trattativa andasse avanti con la formula del pacchetto (chissà se non ci sia in mezzo anche un’apparizione a Sanremo). Si parla di un compenso di un milione e mezzo per le due serate, anche se è più facile vincere alla Lotteria Italia che sapere la cifra esatta sul contratto. La Rai si blinda. Forse la Vigilanza e Brunetta scaveranno nei prossimi giorni. Tuttavia, compenso elevato o non, il ritorno di Benigni è un evento per Raiuno, la rete di Giancarlo Leone che per quanto riguarda gli ascolti in prima serata sta vivendo un autunno magico, grazie a una serie di fiction dalle uova d’oro, sfornate una dopo l’altra come fossero i biscotti dello spot di Banderas.

GRANDE SPOLVERO
Benigni è in splendida forma. Il suo entusiasmo traspare da ogni battuta. I Dieci Comandamenti lo hanno caricato a pallettoni. Gli fanno ricordare i grandi successi del primo TuttoDante televisivo (non il flop del 2013 su Raidue che assieme al Pinocchio cinematografico sono i suoi fiaschi) e soprattutto l’exploit datato 17 dicembre 2012, quando tornò su Raiuno per una serata evento intitolata La più bella del mondo, uno show sulla Costituzione italiana. Lo spettacolo fu visto da 12 milioni e 620 mila telespettatori, per uno share del 44%. Memore di quella performance Benigni ci ha scherzato su: «Ho visto che stanno anche mettendo mano alla Costituzione, devo sbrigarmi a fare questo spettacolo prima che mettano mano anche ai Dieci Comandamenti».
Ogni riferimento al governo Renzi non è causale. Poi infatti sterza e si rimette in carreggiata: «A Renzi voglio bene, lo sapete. Di Silvio Berlusconi abbiamo parlato per vent’anni, ora abbiamo Matteo Renzi, ci dicevano voi comici rimpiangerete Berlusconi e invece c’è sempre qualche nuovo spunto a cui ispirarci. Prima di Berlusconi dicevano lo stesso per Andreotti».

L’ARTICOLO 18
«I Dieci Comandamenti sono la storia di un uomo disperato che sale sul Colle – scherza il comico – dove gli vengono date leggi senza possibilità di discutere. Meno male che erano dieci leggi, pensa che discussione se si arrivava al Comandamento 18». Già, l’articolo 18, l’attore preferisce non rivelare la sua opinione sul tema specifico, ma la prende con filosofia: «Non solo è sparito il lavoro, ma anche la parola, ora si dice job. Job act, sembra la Bibbia con gli atti di Giobbe». L’attore sta scrivendo un soggetto che porterà di nuovo al cinema.

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