Spandau Ballet, un film per l’immortalità

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di Marco Castoro

La storia è di quelle che si addicono a un romanzo. Due ragazzi inglesi appassionati di musica che sognano di fondare una band. Che si chiudono nell’aula di musica durante la pausa pranzo. Poi scoprono la batteria elettronica. Ai due si aggiunge il terzo. Poi il quarto, il cantante. E infine il fratello di uno dei due. Ed ecco che la band è bella e fatta. Se poi la band prende il nome di Spandau Ballet ecco che si spalancano le porte del paradiso discografico. Con 25 milioni di dischi venduti nel mondo e 23 singoli in hit parade, gli Spandau hanno inventato un genere – chiamato new romantic – divenuto colonna sonora dell’adolescenza di un’intera generazione negli anni Ottanta. Uno stile di musica basato molto sull’orecchiabilità di canzoni dai testi e dalla musica spesso malinconici e introspettivi. Che però faceva sognare. Un fenomeno che nella seconda parte degli anni Ottanta è andato via via sparendo. Poi i dissidi e le carte bollate. L’un contro l’altro armato. Niente più dischi. I tentativi di ricominciare da solisti. In seguito la riappacificazione. La rinascita, più di vent’anni dopo.

“Spandau Ballet e Duran Duran sono stati i due gruppi che hanno cambiato la moda degli anni Ottanta – ricorda Red Ronnie – assieme ai Culture Club che invece hanno rivoluzionato il mondo gay, il costume e il modo di proporsi”.

 

IL FILM

Con Soul Boys of the Western World il mito degli anni ‘80 rivive sul grande schermo con il film dedicato alla vita degli Spandau Ballet. Nella pellicola, presentata in anteprima al Festival del Film di Roma, sono stati inseriti tre brani inediti prodotti da Trevon Hor. Il 20 ottobre il lungometraggio sarà proiettato al Festival del Film di Roma, alla presenza della band. Il 21 e il 22 sarà nelle sale, ma solo per due giorni. Mentre il 13 ottobre uscirà The very best of Spandau Ballet, il cofanetto che contiene anche i tre brani inediti.

 

LA RIVALITÀ CON I DURAN DURAN

In realtà i componenti delle due band erano amici. Ma parlare e scrivere delle loro canzoni significa creare quel dualismo che, almeno in Italia, è il segreto per creare i miti (e guadagnarci sopra). Il fenomeno fu dilatante. “Dal dopo Beatles in poi, Spandau Ballet e Duran Duran – sottolinea il critico musicale Stefano Mannucci – furono il primo tentativo di costruire  una band mirata al target delle ragazzine, allo scopo di abbassare l’età  degli appassionati di musica e di vendere più dischi, poster, giornali, sfruttando le cotte delle ragazzine, innamorate pazze del bassista o del cantante. E la macchina dei sogni ebbe il suo effetto. Ancora adesso le fan degli Spandau Ballet – oggi più che 40enni – hanno il medesimo entusiasmo di allora. Vanno a vedere i loro beniamini e urlano alla stessa maniera di quando avevano 14 anni. Mentre quelle dei Duran Duran sono sparite. Seppure allora per Simon Le Bon erano capaci di buttarsi sotto la sua auto per farla fermare e catturare una foto o un autografo. La differenza l’ha fatta la qualità della musica. A favore degli Spandau, ovviamente, che hanno saputo regalare indimenticabili momenti magici alle proprie fan”.

Chi è stato il vero infiltrato tra le fan dei due gruppi è Red Ronnie. Il giornalista ex Rai, oggi a Roxybar Tv, ha realizzato tantissimi speciali tra le ragazzine ai concerti delle due band. “Mi hanno detto che ci sono anche i miei documenti nel film degli Spandau Ballet. Tra l’altro organizzai un’esibizione accanto alla Rai, quando loro erano ospiti di un programma. Ancora oggi sono in contatto con le due band e mi chiedono sempre il materiale registrato con le fan. Pensa che una volta fui io a essere riconosciuto da una distinta signora, che lavorava al Parlamento europeo, che mi ricordò il suo passato da ragazzina terribile innamorata degli Spandau. E quell’amore la spinse a studiare inglese e di fare carriera a Bruxelles”.

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