Sparatoria di Rogoredo, ascoltati per ore i 4 agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Si rafforza l’ipotesi dell’omicidio volontario v

Dopo gli interrogatori dei 4 agenti indagati per favoreggiamento nei confronti del poliziotto che ha sparato a Mansouri a Rogoredo, vacilla l'ipotesi della legittima difesa

Sparatoria di Rogoredo, ascoltati per ore i 4 agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Si rafforza l’ipotesi dell’omicidio volontario v

Dopo gli interrogatori di ieri in Questura a Milano dei quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, si rafforza l’ipotesi di omicidio volontario a carico dell’assistente capo che il 26 gennaio scorso ha sparato e ucciso Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo, il 26 gennaio. Da quanto si è saputo, davanti al pm Giovanni Tarzia, gli altri agenti indagati hanno chiarito e precisato tanti elementi rispetto alle loro testimonianze precedenti. Ne è emerso un quadro di gestione opaca da parte dell’agente indagato per omicidio volontario delle operazioni antidroga e il fatto che la pistola a salve ritrovata accanto al corpo del 28enne Masouri potrebbe essere stata messa là successivamente e mai impugnata dalla vittima.

Indagati per favoreggiamento e omissioni di soccorso

I quattro agenti interrogati ieri sono al momento indagati per favoreggiamento nei confronti del collega che ha sparato e omissione di soccorso. Molti i nodi che gli investigatori hanno cercato di chiarire ieri, dalla presenza o meno di una pistola giocattolo in mano alla vittima al momento dello sparo, il ritardo nella chiamata dei soccorsi, l’esatta sequenza degli eventi e l’eventuale presenza di altri testimoni.

Cosa è accaduto nei 23 minuti tra lo sparo e la chiamata ai soccorsi?

A destare molti sospetti sono quei 23 minuti trascorsi tra il colpo di pistola – esploso dall’assistente capo da 30 metri di distanza che ha raggiunto Mansouri al capo – e la chiamata al 118. Un lasso di tempo durante il quali Mansouri sarebbe rimasto a terra agonizzante. Il sospetto è che sia servito agli agenti per manipolare la scena.

Un sospetto avvalorato anche dalla certezza dell’allontanamento di uno dei poliziotti del commissariato Mecenate dalla scena, subito dopo lo sparo. Secondo quanto ricostruito, si sarebbe assentato per un periodo prolungato per poi fare ritorno solo in un secondo momento. Cosa ha fatto in quei 23 minuti?

Inoltre, nell’interrogatorio, l’agente che ha sparato avrebbe riferito di aver contattato la centrale operativa e di aver ricevuto indicazione di chiamare direttamente il 118. Una procedura considerata anomala, dal momento che normalmente è la centrale stessa a coordinare l’intervento dei sanitari.

Niente impronte della vittima sulla pistola giocattolo ritrovata vicino al corpo

A rendere ancora più complessa la vicenda è la questione che riguarda proprio la pistola giocattolo che, secondo la versione fornita dagli agenti, Mansouri avrebbe impugnato prima di essere colpito, ritrovata a 30 cm dalla mano del 28enne. I legali della famiglia sostengono invece che la vittima non avesse alcuna arma con sé e che, di conseguenza, non avrebbe potuto minacciare nessuno. Inoltre, sulla pistola (priva di capacità offensiva) non sarebbero state trovate tracce riconducibili alla vittima.

Mansouri e e l’assistente capo si conoscevano si conoscevano?

Da qui il sospetto, avanzato dalla difesa, che l’arma possa non essere stata nella disponibilità del giovane al momento dello sparo. Tutte incongruenze che ieri gli inquirenti hanno cercato di chiarire. Inoltre, s’indaga anche per accertare la presenza di eventuali testimoni non identificati nell’immediatezza dei fatti e i possibili rapporti pregressi tra l’assistente capo e Mansouri.

L’agente avrebbe dichiarato di aver riconosciuto il giovane perché “persona nota al commissariato”, conosciuto con il soprannome di “Zack”. Secondo alcune ricostruzioni, però, tra i due potrebbe esserci stata una conoscenza più diretta. Inoltre l’assistente capo risulta indagato dal 2024 per presunte anomalie in un verbale di arresto.