Spunta pure Gerry Scotti per salvare l’Unità

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di Sergio Patti

Gira gira i comunisti in qualche modo pescano i soldi sempre dal padrone. E non sfugge alla regola neppure L’Unità, lo storico quotidiano del Pci che sarà salvato in una piccola parte anche dai quattrini di Silvio Berlusconi. Se è noto che a farsi avanti per riportare in edicola il giornale è infatti l’editore Guido Veneziani, pochi sanno che un po’ delle fortune di questo intraprendente imprenditore derivano dalla moglie, Patrizia Grosso, in precedenza moglie del presentatore più noto (e pagato) delle reti Mediaset: Gerry Scotti. Grosso, formalmente responsabile del coordinamento del gruppo Guido Veneziani Editore, accompagna da oltre dieci anni il marito nella scalata che sta tentando alla serie A della stampa nazionale, fino a questo punto però con pochi risultati.

SOLIDA REALTÀ
La società capogruppo Gve è oggi una delle più solide realtà del settore, con il centro stampa Rotoalba acquistato dalla tedesca Bagel (stampa da Famiglia Cristiana al catalogo Ikea) e le Grafiche Mazzucchelli di Seriate, una televisione nazionale – Vero Tv (canale 55) lanciata senza però troppo successo da Maurizio Costanzo, e soprattutto 17 periodici familiari di grande diffusione (i più noti sono Vero, Stop e Rakam). In totale un giro d’affari che supera i 200 milioni di euro e dunque rende credibile la partecipazione di 10 milioni nella cordata per salvare L’Unità. Un’operazione a dir poco spericolata, viste le perdite che il giornale fondato da Gramsci è riuscito ad accumulare, soprattutto negli ultimi anni.

LA SERIE A DEI GIORNALI
Ciò nonostante, Veneziani sembra pronto a giocare la partita, consapevole che questa volta non potranno chiudergli la porta in faccia come è già avvenuto in almeno due dei suoi tentativi di accedere al giro dei giornali che contano. Era andata male infatti nel 2012 quando aveva provato a prendersi niente di meno che La7, restando però a bocca asciutta perché Telecom preferì venderla a Urbano Cairo. Veneziani riprovò a farsi sotto l’anno dopo, presentando un’offerta all’amministratore delegato di Rcs, Pietro Scott Jovane per rilevare (Si veda La Notizia del 5 marzo di quell’anno) le dieci testate che il gruppo di via Solferino aveva appena deciso di dismettere. Anche in quel caso la risposta fu no. Adesso però la situazione è molto diversa. L’editore dell’Unità ha necessità di non far morire la testata (cosa che fece Rcs con i suoi giornali poi finiti nel dimenticatoio, cominciando da A, guidato per anni con piglio originale da Maria Latella) e dale parti del Pd hanno poco da fare gli schizzinosi. Il loro quotidiano al momento della chiusura non arrivava a vendere più di 25 mila copie, acquistate però in gran parte in blocco da sezioni del partito e dalla Cgil (e duque a un prezzo più basso rispetto a quello di copertina). Si erano fatti comunque avanti la pitonessa Daniela Santanchè con l’amica Paola Ferrari (senza però la benedizione della famiglia del marito di quest’ultima, De Benedetti), poi il costruttore Massimo Pessina e infine il banchiere Matteo Arpe, secondo quanto soffiato da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera di ieri “benedetto” invece da Massimo D’Alema. Tutte proposte rispedite al mittente per motivi di opportunità.

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