Stecca al Comune di Al Bano. Arrestata l’intera ex giunta. La richiesta di tangenti era diventata sistematica. L’amministrazione era stata sciolta per mafia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il Comune diventato famoso per la tenuta agricola di Al Bano torna al centro delle cronache nazionali con l’ennesimo caso di malaffare. Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, si scopre al centro delle grandi manovre di politici e mafiosi. E con accuse gravissime ieri i magistrati hanno disposto l’arresto dell’ex sindaco, l’avvocato penalista Francesco Cascione, 42 anni, e di tutta l’ex giunta di centrodestra della città, chiamati a rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione. Il Comune di Cellino era stato sciolto un anno fa proprio per infiltrazioni mafiose, ma anche quello che doveva essere il testimone del cambiamento è finito nella rete della giustizia. Tra gli arrestati figura infatti pure l’ex vice-sindaco Gabriele Elia, 32 anni, ex assessore ai servizi sociali di recente nominato vice-commissario di Forza Italia dall’emissario di Berlusconi in Puglia, Luigi Vitali.

RAPPORTI SOSPETTI
Una batosta a pochi giorni dalle elezioni regionali, che ha portato già ieri alla sospensione di Elia dal partito e da ogni incarico politico. Forza Italia però si ritrova in carcere anche il coordinatore cittadino di cellino, Omero Molendini Macchitella, 58 anni, considerato insieme all’ex sindaco il promotore della presunta associazione. Insieme a tutti gli altri raggiunti da ordine di custodia (tre sono irreperibili) si sarebbero spartiti ricche tangenti. Cascione, pur emarginato in passato sia dall’allora sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano e poi da Angelino Alfano, non aveva mai nascosto certe sue frequentazioni pericolose. E la sua partecipazione al funerale di Gianluca Saponaro, imputato per mafia ucciso a sangue freddo in una faida fra cosche, non passò inosservata, tanto che proprio Alfano firmò il commissariamento del Comune per mafia. È però la relazione di servizio di una vigilessa che aiuta i magistrati a districarsi in un terreno di silenzi e omertà. “Quella donna, l’unica di fatto ad opporsi, non sbagliava”, ha detto il pm coordinatore delle indagini Antonio Costantini, ricordando le segnalazioni fatte dalla donna che si prese per risposta la denuncia del sindaco per calunnia e diffamazione. Di qui l’inchiesta che parte dal permesso dato a un noto pregiudicato per allacciare un chiosco alla rete elettrica del Comune e utilizzare alcuni beni pubblici.

MAZZETTE
La vicinanza anche alle famiglie di uomini uccisi dalla mafia convince i giudici a cercare altro e scoprire così un sistema di corruzione molto esteso, realizzato sistematicamente con larga parte della giunta comunale. Era diventata prassi la richiesta di tangenti alle imprese appaltatrici di lavori pubblici (manutenzione e realizzazione di impianti sportivi, servizi di igiene urbana, riqualificazione urbana, risparmio energetico) e ai partecipanti ai concorsi pubblici banditi dal Comune, spingendosi in tal modo a controllare anche le assunzioni.