“Sto sbirro ci rovina”. Le minacce dei boss della ‘ndrangheta contro Klaus Davi. Al telefono parlavano pure di armi. E delle soffiate sull’indagine in corso

Klaus Davi
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Affari, confidenze, timori e perfino minacce più o meno velate. C’è davvero di tutto nelle carte dell’inchiesta sulla prima ‘locale’ di ‘Ndrangheta a Roma. Un’organizzazione che si sentiva potente e in rapida ascesa tanto che, proprio per questo, mal sopportava le attenzioni del giornalista Klaus Davi che, cinque anni fa, si stava attrezzando per affiggere alle fermate della metropolitana un cartello con i boss calabresi in cui, tra i tanti, spuntavano i nomi dei due boss arrestati, Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo.

La ‘ndrangheta mal sopportava le attenzioni di Klaus Davi che voleva appendere cartelli con i nomi dei boss

A parlare è proprio quest’ultimo che esprime tutto il suo risentimento: “sto sbirro di Klaus Davi voleva mettere i boss della ‘Ndrangheta a Roma chi sono… e voleva appiccicarli nelle fermate della metropolitana come ha fatto a Milano… e aveva messo me… e a Vincenzo (Alvaro secondo gli inquirenti, ndr). Ora ti mostro”. A rispondergli è Giulio Versace che appare incredulo: “Alle fermate della metropolitana?”.

Antonio insiste “allora ora vedi”, per poi lamentarsi: “I capi bastone della ‘Ndrangheta (…) voleva metterli… appiccicati nella cosa. A Milano tu non so’ se l’hai saputo, questo qua ha appiccicato tutti i nomi degli ‘ndranghetisti di Milano…”. Interviene un altro sodale, Domenico Carzo: “Vabbé”. Ma il padrino della neonata cosca romana lo gela: “Ora qua vuole metterli. Dice i capi bastone che…sono là che… regolati un poco…”.

Crea è letteralmente un fiume in piena, preoccupato proprio perché è stato etichettato come capo bastone visto che in caso di condanna “sai quanto prendono? 7 o 8 anni più degli altri”. Per questo il boss insiste: “Un fatto di questo (tipo, ndr) non è una barzelletta, capisci?.. Vabbé Vincenzo (Alvaro, ndr) sono 20 anni che è qua… ma io l’altro ieri sono venuto…mi metti in questi…ecco perché ho paura che…”.

Parole che sembrano alludere al dubbio del boss che Davi possa essere a conoscenza di qualche indagine nei suoi confronti. Quel che è certo è che l’iniziativa del giornalista, di cui esistono tutt’ora tracce sul web, come si legge nell’ordinanza “fu poi bloccata ma non sappiamo se ci possa essere stata qualche connessione tra il blocco di allora e le successive minacce di Carzo”.

Timori per i quali evidentemente si muove per cercare di capire cosa ci sia di vero. Come si legge nell’ordinanza del gip Gaspare Sturzo sarebbe stato “Pasquale Vitalone a far giungere ad Antonio Carzo una ‘imbasciata sul fatto che aveva appreso da un militare del Gico della Guardia di Finanza come fosse in corso una indagine sulla ‘ndrangheta a Roma e che si aspettavano numerosi arresti che, a dire di Vitalone avrebbero riguardato tutti voi altri i calabresi”.

L’intercettazione è quella in cui Giulio Versace fa sapere che “sono andati oggi…forse ancora non te l’ha detto perché sono andati oggi… gli hanno detto qua c’è una cosa grossa con i calabresi…siete voi altri…calabresi come voi altri…mi ha detto Pasquale…boh…per me…tutti voi altri”. Davanti all’incredulità di Antonio Carzo, Giulio si spiega in modo ancor più chiaro: “Stanno facendo una qualche… stanno combinando qualche…”.

Il padrino capisce a cosa sta alludendo il sodale e sembra ragionare a voce alta: “Una cosa grossa a Roma…dice che siete voi altri calabresi… e Pasquale (Vitalone, ndr) ha pensato pure a me e a Vincenzo (Alvaro, ndr). Tutti questi altri della squadra nostra ha detto che arrestano tutti… eh, ho detto io che non mi sto muovendo di niente niente niente da casa, se vogliono fare…”. Poi il boss rivela che “se vogliono ordire una trama (mu urdinu piu…che urdinu piu…) sennò…non mi sto… disse sono venuti proprio oggi questi del Gico… la situazione non è tanto bella. Ci arrestano, ci arrestano…”.