Centonove milioni di euro l’anno è la stima della Lega per mandare in strada 3.200 soldati in più con l’operazione Strade sicure, da 6.800 a 10mila, e ieri in commissione Difesa alla Camera la risoluzione l’ha votata tutta la maggioranza, compresi gli alleati che per settimane l’avevano tenuta in frigorifero. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, che quei militari dovrebbe schierarli, ha detto di non averla ancora vista. Il primo firmatario è il leghista Eugenio Zoffili, i presidi promessi arrivano in altri 61 capoluoghi di provincia e il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, come riporta il Giornale, esulta: “Con la sinistra bla bla, con la Lega si fa”.
Si fa, certo, solo che la formulazione finale, nella ricostruzione dell’Ansa, subordina il potenziamento alla copertura finanziaria e tiene i soldati in strada fino all’assunzione di nuovi carabinieri, anche ausiliari. La legge di bilancio, ricorda sempre l’Ansa, finanzia fino al 2027 il contingente attuale, 6mila militari per i siti sensibili e 800 per le stazioni, e i soldi per gli altri vanno trovati. La Lega incassa il titolo, gli alleati si tengono una porta di servizio ed è tutto qui.
Diciotto anni di indizi
L’operazione è partita il 4 agosto 2008 e dopo diciotto anni la prova che abbia ridotto i reati manca ancora, come ha scritto su Geopolitica.info Matteo Mazziotti di Celso, che al military policing italiano ha dedicato un volume per Routledge e che stima il costo di Strade sicure in circa 240 milioni l’anno. Già nel 2013, ricostruisce Mazziotti, la Corte dei conti giudicava impossibile verificare l’impatto dei risultati operativi, e l’unico beneficio che riusciva a quantificare era contabile: nel 2011 i soldati avevano liberato 1.568 agenti per altri compiti, con un risparmio stimato dalla Corte in 63 milioni. Uno schieramento nato per risparmiare sugli organici, e venduto da allora come sicurezza.
Il centro Shield della Sda Bocconi, in uno studio in uscita su Azienda Pubblica anticipato dall’Ansa, descrive una missione eccezionale diventata permanente a colpi di rinnovi, senza una legge organica che ne fissi finalità e criteri di uscita. E aggiunge che i militari possono pattugliare e assistere a un reato senza avere sempre gli strumenti giuridici per completare l’intervento, mentre ogni turno in città sottrae tempo all’addestramento proprio quando la difesa collettiva chiede più prontezza. La ricetta dello studio è meno presidi statici e più pattuglie mirate. La risoluzione parla di presidi da piantare in altri 61 capoluoghi. Altro che pattuglie mirate.
Una divisa contro Vannacci
Qualche dubbio lo aveva espresso pure Crosetto, che a metà settembre, come ha riportato Open, chiedeva sui social che i soldati non servissero soltanto a “far vedere qualche mimetica per strada”. La linea della Difesa punta su circa 12mila carabinieri ausiliari per riportare i militari alle loro funzioni, e a gennaio il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan, intervistato da Repubblica, l’aveva riassunta così: «I soldati devono fare i soldati». A settembre la discussione in commissione è slittata due volte su richiesta di FdI. Ieri, di colpo, l’intesa.
La spinta finale si spiega probabilmente con i numeri che a via Bellerio contano davvero. Il sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera del 26 settembre dà la Lega al 4,7 per cento e Futuro nazionale di Roberto Vannacci all’8,8. Quasi il doppio. Il Giornale, che a destra ha casa, scrive che con i soldati il Carroccio mira ad arginare il partito del generale, e descrive il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo da mesi in aperta antitesi col segretario. Insomma, l’esercito come stampella di un segretario in affanno.
Centonove milioni l’anno, secondo la stima della Lega, per inseguire Vannacci con la mimetica degli altri. Li dovrebbe spendere, se arriveranno, un ministro che ieri quel testo non l’aveva ancora letto.