Ennesima audizione, stesso copione. Salvatore De Luca, procuratore di Caltanissetta, ieri è tornato davanti alla commissione Antimafia presieduta dalla meloniana Chiara Colosimo e ha ripetuto la sua verità sulle stragi del ‘92: il filone mafia-appalti è “concausa” di Capaci e via D’Amelio. Talmente sicuro da darsi un voto: “Giudico positiva la seduta odierna perché finalmente si mettono dei punti fermi. Tra questi il fatto che Mafia-appalti sia una concausa delle stragi. Sembra che ormai su questo ci sia un consenso quasi totale”.
Ma in molti non credono alle tesi di De Luca
Quasi, appunto. Perché all’appello manca tutta l’opposizione e una buona fetta della magistratura antimafia (quella che collaborò con Falcone e Borsellino) e, soprattutto, manca la gip nissena Grazia Luparello. La magistrata che per due volte ha respinto la richiesta di archiviazione sui possibili mandanti esterni di Capaci, ordinando di scavare anche sulla pista nera e sul ruolo di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia nazionale, segnalato a Palermi nei giorni delle stragi. La procura ha impugnato l’ordinanza in Cassazione per “abnormità”. La Cassazione ha respinto il ricorso.
Eppure ieri De Luca ha rimesso in fila le stesse carte. Una concausa così “assodata” che, per quel filone, la stessa procura nissena ha chiesto l’archiviazione: indagine contro ignoti. Mafia-appalti, cioè il dossier del Ros dei carabinieri consegnato alla procura di Palermo il 16 febbraio 1991: la pista cara al generale Mario Mori (il consulente dell’Antimafia, già indagato a Firenze) e sposata in toto dalla maggioranza di centrodestra in Commissione, che alla pista nera non ha mai creduto. O non ha mai voluto credere…
“L’indagine di Scarpinato? Zero tagliato”
“Con Mafia-appalti Cosa nostra si siede al tavolo con i politici per decidere gli appalti. È denaro, è potere, che vanno a braccetto”, ha spiegato il procuratore. Poi la concessione: “Non escludiamo altre cause e altri moventi”, il filone nero “non è chiuso e continueremo ad approfondire l’argomento”. Salvo bollare, nella frase successiva, l’indagine su Delle Chiaie avviata dall’allora procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato (da mesi nel mirino della destra) come “zero tagliato, anzi il freddo assoluto”.
E su Scarpinato, oggi senatore M5S, De Luca è tornato a picchiare. Per De Luca, da Scarpinato e dall’ex pm Gioacchino Natoli, indagato a Caltanissetta con Giuseppe Pignatone per favoreggiamento aggravato, “è stato messo in atto un inquinamento probatorio ad ampio raggio”.
Il riferimento è alle telefonate tra i due, intercettate e finite in commissione, in cui Scarpinato esortava Natoli a riferire a San Macuto che nella riunione in procura del 14 luglio 1992, presente Borsellino, si era parlato dell’archiviazione parziale di mafia-appalti. Circostanza che l’attuale procuratore generale di Cagliari Luigi Patronaggio, presente a quella riunione, aveva già confermato alla stessa commissione nel novembre 2023.
M5S denuncia: “In commissione un clima intollerabile”
Per i Cinque Stelle Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho e Michele Gubitosa, l’audizione si è svolta “in un clima intollerabile”, con la maggioranza “che sembrava in una riunione di partito tra battutine, risate malcelate, ammiccamenti”. Nel merito, contestano a De Luca di dare per “dimostrato” che il 14 luglio non si parlò dell’archiviazione, solo perché i magistrati sentiti dal Csm a fine luglio ‘92 non lo dissero esplicitamente.
Gli rinfacciano di aver taciuto, in un’audizione precedente, la bacchettata della gip Luparello “sull’ostinazione su mafia-appalti”. E ricordano che la stessa circostanza riferita a Scarpinato, Natoli l’aveva raccontata prima anche all’ex pm Antonio Ingroia.
Infine le intercettazioni. Secondo i commissari M5S, la procura avrebbe fatto trascrivere, “in violazione del Cpp”, conversazioni tra Natoli e Scarpinato prive di rilevanza penale, chiacchiere su “temi di attualità politica”. Risposte del procuratore? “Quantomeno evasive”.
L’ira di Scarpinato
“De Luca ha continuato a rivolgersi a me, accusandomi di aver fatto attività depistante nonostante sia documentalmente provato che si tratta di una accusa del tutto falsa”, ha tuonato Scarpinato, “E ciò anche grazie a intercettazioni conosciute dalla Procura ma che l’ufficio da lui diretto ha completamente omesso di citare con grave violazione dei doveri imposti dall’art. 358 Cpp”.
“Invece di scusarsi per tale grave omissione, dopo essere stato scoperto, ha tentato di svalutare a posteriori la rilevanza di tale prova documentale, occultando la polvere sotto il tappeto”, ha aggiunto l’ex magistrato.
Che poi ha puntualizzato: ”Sono stato oggetto di un attacco inusitato da parte del procuratore, secondo il quale avrei pesantemente attaccato e delegittimato il giudice Bologna accusandolo di contiguità politica. E’ falso: io, da ex magistrato, ho contestato nel merito la veridicità di alcune affermazioni nei miei confronti senza avermi mai sentito e senza valutare prove che dimostrano la non rispondenza al vero di tali affermazioni”.
E sul tavolo della Prima commissione del Csm, intanto, da maggio attende l’esposto dell’avvocato Li Gotti: chiede di valutare se De Luca, nelle sue audizioni in Antimafia, abbia commesso falsa testimonianza per omissione.