Un foglio di calcolo con 227 righe: tanti sono i commenti estremi pronunciati quest’anno da politici israeliani che il think tank OFEK ha catalogato e consegnato all’Associated Press, e fra gli esempi pubblicati dall’agenzia Moshe Feiglin propone di cacciare i gazawi togliendo loro l’acqua e trova che “ucciderli tutti sarebbe incredibile”, mentre il ministro della Difesa Israel Katz rivendica di aver distrutto Gaza “con l’appoggio del primo ministro”. A Lubban al-Sharqiya, in Cisgiordania, il negoziante Mouayad Oweis tiene davanti alla bottega le bandiere israeliane piantate il mese scorso. Lo hanno minacciato, nel caso le togliesse. Quelle righe hanno una storia. Il 26 gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia ordinò a Israele, con 16 voti contro 1, di prevenire e punire l’incitamento diretto e pubblico al genocidio.
A settembre 2025 la Commissione d’inchiesta ONU, la stessa che definisce genocidio ciò che accade a Gaza, concluse che Isaac Herzog, Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant avevano incitato a commetterlo e che nessuna autorità israeliana aveva mosso un dito per punirli. Poi, secondo l’organizzazione Adalah, a gennaio 2026 la procuratrice generale e la Procura di Stato hanno respinto la richiesta di indagare su oltre 40 dichiarazioni di 21 esponenti pubblici, e un vice procuratore ha ritenuto ingiustificato indagare Feiglin, che voleva Gaza trasformata in una nuova Dresda.
Il nome di Katz sta in un fascicolo a Roma, dove la Procura lo indaga insieme al ministro Itamar Ben Gvir e ai vertici militari per tortura e sequestro di persona degli attivisti della Global Sumud Flotilla. Il 27 ottobre Feiglin sarà una riga sulla scheda, nella lista comune firmata a settembre con il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Netanyahu l’ha salutata su X come prova di “responsabilità nazionale”.