Sui fatti di Bucha serve un’inchiesta indipendente. Non si può negare la strage. Ma la verità deve essere accertata

massacro di Bucha
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Quello che pare essere avvenuto nel villaggio di Bucha in Ucraina è orribile. Si tratterebbe di una strage di civili compiuta dai russi. Cadaveri sulle strade con le mani legate e un colpo alla nuca. Altri nei fossi o in tombe comuni. È ancora presto per sapere se i fatti siano andati come afferma il governo ucraino. La Russia sostiene che si tratti di una montatura, come certe “stragi” in Siria in cui i “cadaveri” mostrati dai video si rivelarono essere comparse pagate 25 dollari l’una per la messa in scena.

Massacro di Bucha, la Russia sostiene che si tratti di una montatura

Mosca afferma che le sue truppe si ritirarono da Bucha il 30 marzo. Il 31 il sindaco annunciò la liberazione sui social media: il suo messaggio non fa cenno a stragi o violenze. La scoperta dei corpi sarebbe avvenuta il 3 aprile. Oggettivamente è strano che né il sindaco né altri si accorgessero per quattro giorni di centinaia di cadaveri giacenti sulle strade e nel giardino della chiesa. Naturalmente non sto dicendo che la strage non sia avvenuta: non ho prove né in un senso né nell’altro. I fatti potrà stabilirli solo un’inchiesta internazionale indipendente, non certo la propaganda di parte. I colpevoli, se ce ne sono, abbiano la più dura punizione.

Quel che però è necessario riaffermare fin d’ora è un principio di giustizia: non esistono popoli santi e popoli demoniaci, ucraini buoni e russi malvagi o viceversa. Le demonizzazioni razziali o etniche nascondono solo interessi politici. Tutti i popoli possono essere belve: si guardino le stragi eseguite, tanto per citarne alcune, dai francesi in Algeria, dai britannici in India o dagli americani in vari Paesi. L’elenco è lungo. Potrei ricordare il massacro di My Lai in Vietnam: 501 donne e bambini trucidati da una squadra di marines in un’orgia di sangue che si fermò solo quando sopraggiunsero due elicotteri americani e puntarono le mitragliatrici contro i marines assassini.

O la strage di Haditha in Iraq, nel 2005: i marines uccisero un automobilista e cinque adolescenti, poi entrarono in quattro case e massacrarono 24 donne e bambini. O la strage di Ishaqui, sempre in Iraq. Una pattuglia irruppe in una casa di notte e ammazzò 5 bambini, 4 donne e 2 uomini. Una giovane madre, forse anche abusata, aveva il viso distrutto dai proiettili esplosivi dum-dum. Per My Lai la corte marziale americana assolse tutti i marines tranne uno, condannato all’ergastolo ma simultaneamente graziato dalla Casa Bianca. Per Aditha e Ishaqui tutti assolti, tranne un sergente condannato a… tre mesi di prigione!

Dico questo solo per indicare un’insostenibile anomalia: per My Lai, Haditha o Ishaqui nessuno – giustamente – reclamò la responsabilità personale dei presidenti Lindon B. Johnson e George W. Bush, così come nessuno accusò De Gaulle o Churchill per i sadismi in Algeria e in India. Invece ora Stati Uniti e alleati in coro accusano Putin ad personam. Biden chiede per lui addirittura un nuovo processo di Norimberga. È un doppio standard e un’incredibile opera di demonizzazione. Questo è civilmente e giuridicamente inaccettabile, al di là di tutte le colpe che si possano attribuire al presidente russo.