Sul tennis azzurro c’è ancora il Vallo di Adriano

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di Marco Castoro

Se fosse stato meno pigro sarebbe diventato il più grande. Nella sua epoca ha battuto tutti i più forti. Da Borg a Vilas, da Connors a Nastase, da Rosewall a Newcombe e Gerulaitis. La sua prima vittima predestinata fu Nicola Pietrangeli, agli assoluti del 1970, quando ci fu il passaggio delle consegne tra due ere del tennis italiano e internazionale. Ma Adriano Panatta è un pigro. Che sa prendersi la felicità a piccole dosi. Uno sportivo per passione, sempre sfuggito alle abitudini maniacali dei suoi colleghi. Al divismo e al professionismo esasperato. Ha più volte dichiarato di non aver mai sopportato i giocatori che girano con baby-sitter, guardie del corpo e preparatori atletici. Adriano è sempre rimasto libero da ogni stereotipo. Lui è romano. Sereno e dispersivo. Nella sua casa attuale non sono conservati neanche tutti i trofei vinti. Gran parte se li è persi per strada. Gli bastava una volée. Un tuffo a rete o una veronica per far ricordare a tutti che lui, solo lui, era dotato di un talento superiore rispetto agli avversari. Eccezione fatta, forse, per John Mc Enroe. Quello che contava per Adriano era cogliere l’attimo, il momento di gloria. L’applauso corale. Ha sempre detto che sessanta secondi di felicità sono un lampo di eternità soddisfacente. La magia non può durare più di tanto. Come dargli torto. Per questo ha smesso quando si era stancato di prendere aerei. Di stare lontano dalla moglie e dai figli. In fondo a 33 anni avrebbe potuto giocare ancora. Invece no, era saturo. Non ha fatto l’errore del suo amico-rivale Borg, al quale sconsigliò vivamente il rientro: “Man do’ vai. Lascia sta… Ti prenderanno a pallate…”. Ma chi è paranoico incappa in queste trappole. Borg prima di un match passava le ore ad accordare la racchetta. A Panatta bastava un minuto. Come gli è bastato un minuto per capire che quando si smette si chiude definitivamente la porta senza più riaprirla.

L’anno di grazia
Vedere gli Internazionali d’Italia e poi il Roland Garros senza alcun italiano tra i protagonisti non può non trasmettere quel pizzico di nostalgia che ci riporta al 1976. Che anno mitico per il tennis italiano! Storico. Un filotto irripetibile. Foro Italico, vince Panatta. Dopo aver annullato 11 match ball al primo turno all’australiano Warwick, Adriano scala il tabellone. In semifinale elimina un campione sul viale del tramonto, John Newcombe, per poi battere in 4 set (dopo aver perso il primo) Guillermo Vilas. Poche settimane dopo vince anche a Parigi. Nella finale del Roland Garros supera l’ostico Harold Solomon. Ma il suo capolavoro lo fece nei quarti di finale quando sconfisse Bjorn Borg (già battuto a Parigi nel ’73). Sei mesi dopo un’altra impresa storica: la vittoria della Coppa Davis in Cile. Una trasferta che molti volevano fosse boicottata per motivi politici. Ma il Coni, la Federazione, il capitano non giocatore Nicola Pietrangeli e i 4 moschettieri (Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli) non si fecero intimidire e si presentarono all’appuntamento con la storia: la vittoria della Davis, la coppa del mondo per nazioni.

 

Rimpianti
Adriano ama le battute. Si diverte e fa divertire con l’ironia e l’autoironia. Le sue performance con gli amici Antonello Piroso e Fulvio Abbate nel programma di La7 hanno fatto sorridere ospiti e telespettatori. Adriano non vive di rimpianti. Però quella sconfitta nel 1979 ai quarti di Wimbledon contro il non irresistibile Pat Duprè in un match che, vista l’importanza, fece slittare addirittura l’orario canonico del Tg1 della sera. C’è anche un’altra cosa di cui Panatta si è pentito: tradire la sua fidanzata Mita Medici con Loredana Bertè. Ma quel ciuffo faceva impazzire le donne del gossip e della dolce vita. Oggi Panatta fa il nonno del piccolo Adriano. Organizza manifestazioni per beneficenza. Ma non ha smarrito la sua vena polemica se qualcosa non gli va giù. Recentemente se l’è presa con gli amministratori della città di Verona perché non hanno concesso piazza Bra alla manifestazione Campione per amico, nata allo scopo di far avvicinare i ragazzi allo sport e non farli diventare obesi. Da domani sarà al Circolo Canottieri Aniene per il torneo che porta il suo nome e che vedrà in campo vip come Max Gazzè, Luca Barbarossa, Paolo Bonolis, Neri Marcorè, Max Giusti e Gianni Rivera. E per lui sarà come rivincere al Foro.