Sull’economia italiana Confindustria vede nero

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

dalla Redazione

Le previsioni di Confindustria, per quanto riguarda l’economia italiana, peggiorano. Il Centro studi di viale dell’Astronomia ha tagliato le stime del Pil per il 2014 e per il 2015. Nel nuovo scenario è previsto un aumento del Prodotto interno lordo dello 0,2% quest’anno contro il +0,7% calcolato a dicembre scorso e un incremento del Pil dell’1% l’anno prossimo, dal +1,2% precedentemente stimato. L’Istat, per avere un termine di paragone, avea stimato un +0,6% per quest’anno e un +1% per il prossimo, un livello comunque inferiore alle ultime indicazioni del governo che parlano ufficialmente di +0,8% e +1,3%.

“La maggior parte del ribasso per quest’anno si deve a quanto già avvenuto”, hanno spiegato gli economisti di Confindustria. L’Italia si trova dunque in una situazione da “filo del rasoio”, che comunque non dovrebbe chiamare il governo Renzi a nuovi interventi di correzione dei conti: “Non appare necessaria né opportuna alcuna manovra correttiva”, annota il Csc. Sul fronte dei conti pubblici, ed in particolare del debito pubblico, secondo gli economisti di Confindustria “la strada maestra per ridurlo è il rilancio della crescita; la sola austerità è controproducente”. In ogni caso, non manca l’appello al governo: “La morale è che è necessaria una scossa politica economica molto forte per riportare l’Italia su un più alto sentiero di sviluppo”, dice Confindustria.

“Il deficit pubblico – spiegano gli economisti – pur con un’economia così fiacca, si riduce: 2,9% del Pil nel 2014 e 2,5% nel 2015. L’avanzo primario raggiunge il 2,6% del prodotto l’anno prossimo; al netto della componente ciclica sarà al 4,2%, sostanzialmente stabile. Il saldo strutturale, rilevante per gli impegni europei, risulterà in passivo per lo 0,9%”. Il debito pubblico, al netto dei sostegni ai Fondi europei di stabilità e alla Grecia, “raggiunge il 132% del pil nel 2014 (129,1% nel 2013) e poi inizia a calare nel 2015 (131,4%)”.

Come non bastasse, però, si alza il nuovo allarme sul mercato del lavoro, che in Italia resta terribilmente “debole”: sono 7,7 milioni le persone a cui manca il lavoro, totalmente o prazialmente. “Complessivamente durante la crisi”, aggiungono dall’associazione degli imprenditori, “un milione di persone hanno perduto il posto” di lavoro. Un numero “che quasi raddoppia in termini di Ula”, il dato statistico della unità di lavoro. “L’occupazione misurata con le unità di lavoro – stima – cade dello 0,6% nel 2014 e sale dello 0,4% nel 2015”. Non è migliore il capitolo dei consumi: dall’inizio della crisi la spesa delle famiglie è calata complessivamente del 7,9%. Quest’anno i consumi saranno piatti (+0,1%), ma dal 2015 ci sarà la risalita (+0,8%).

L’Europa è una possibile via di fuga in questo scenario. Il rilancio delleconomia italiana, secondo Confindustria, può essere sostenuto dal “rapido utilizzo dei fondi europei”. A disposizione del governo ci sono, infatti, circa 20 miliardi di euro annui per i prossimi nove anni. C’è l’opportunità, secondo il Csc, di un “rapido e robusto rilancio degli investimenti: i ritardi della spesa del precedente ciclo, l’avvio del nuovo ciclo e le risorse nazionali per la coesione mettono nelle mani del governo nazionale e di quelli locali risorse pari a poco meno di 20 miliardi di euro l’anno per i prossimi nove anni”. Una leva che può rivelarsi “decisiva per uscire definitivamente dalla crisi”.