Talk in crisi per colpa degli ospiti

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di Marco Castoro

La politica in tv non tira più. Ci va messa una pietra sopra. L’ha capito pure Bruno Vespa che per fare ascolti ormai non invita più La Russa, Romani o Colaninno figlio, ma Albano con la mamma. A parte Renzi e Berlusconi (due grandi comunicatori che almeno sciorinano battute originali) e Salvini (che cavalca la tigre degli incazzati), la gente è stanca della compagnia di giro dei soliti noti che saltano da uno studio televisivo all’altro. Martedì sera Floris aveva tra gli ospiti Furlan e la Polverini; Giannini la Camusso; la Gruber Landini (che a forza di parlare così tanto incappa in delle gaffe clamorose, tipo quella degli onesti). Stessi volti, consueti temi, medesimi blablabla. Anche un imprenditore come Urbano Cairo sorprende in negativo. Vale la pena spendere tanti soldi per avere poi in prima serata un 3,5% di share e la Polverini o la Camusso come ospite fissa? Per il momento forse sì, visto che i break pubblicitari all’interno di Dimartedì aumentano. Ma con questa noia e questo share prima o poi la cuccagna finirà. A essere maligni viene da pensare che forse l’obiettivo di Cairo sia proprio quello di entrare nel sistema. Quello radical chic di Floris, Giannini e dei loro ospiti più o meno fissi.

DIETRO LA LAVAGNA SOLO LA D’URSO
Lo share è impietoso per i talk politici, ma vola per le trasmissioni in cui si discute dei casi personali (Uomini e Donne della De Filippi) e di cronaca nera. Anche qui però si rischia l’implosione. La tv del dramma e del dolore non può trasformarsi nella spettacolarizzazione dell’evento. Conduttori e inviati sembrano animati dallo spirito di Csi scena del crimine. Fanno i detective alla ricerca di indizi, prove e colpevoli più che i cronisti con il compito di raccontare la storia. In tutto questo bailamme gli incidenti di percorso sono dietro l’angolo. False piste che deviano le indagini, falsi testimoni che cercano solo di apparire in tv. Eppure, invece di intervenire su queste pagliacciate che danneggiano merito e contenuti di redazioni e trasmissioni, l’ordine dei giornalisti interviene denunciando Barbara D’urso. Perché solo lei? Quanti conduttori e opinionisti che non sono giornalisti si cimentano nelle interviste? Pensiamo solo al calcio: Tardelli, Mauro, Bergomi, Boban sono forse giornalisti? Di tanto in tanto è sicuramente sensato richiamare al senso del dovere e al codice deontologico, senza però criminalizzare un unico conduttore (tra l’altro il più in auge). Il monito rischia di diventare fuorviante. Sembra quasi una campagna ad hoc, mirata solo a far rumore. Perché non si organizza un faccia a faccia televisivo tra i vertici dell’ordine dei giornalisti e la D’urso? Se non altro diamo un turno di riposo alla Polverini e ai sindacalisti. Sarebbe opportuno che se ne occupasse Mediaset, magari Telese o Del Debbio.

LA DIFESA DI MARA
«Barbara D’urso la capisco benissimo – sottolinea Mara Venier all’Adnkronos – Ci sono passata anche io per le interviste ai leader politici a Domenica In. Ogni domenica sera l’Ordine dei Giornalisti faceva un comunicato dicendo che io non potevo fare quelle interviste perché non ero giornalista. Non potendone più dissi basta. Accadde dopo l’intervista a Berlusconi. Ogni leader aveva 20 minuti. Berlusconi arrivò e raccontò una barzelletta che da sola durava 15 minuti e così l’intervista sforò». Scoppiò il finimondo.