Televisivi in politica, un viaggio di sola andata

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Marco Castoro

Di mezzibusti della tv accecati sulla via della politica se ne contano diversi. Ma se prendiamo in considerazione soltanto coloro che sono ritornati al piccolo schermo da protagonisti, allora sì che il plotone si trasforma nelle due sentinelle del palazzo. Solo Lilli Gruber e Michele Santoro hanno rinverdito le gesta precedenti. In verità anche Giuliano Ferrara ha saputo farsi valere dopo le esperienze governative, ma più come l’Elefantino del Foglio che in tv. Il programma Radio Londra non è che sia stato un trionfo di ascolti.

L’ultimo caso di big della tv consegnato alla politica è Giorgio Gori, il renziano diventato sindaco di Bergamo. Ex direttore di Canale 5, fondatore della casa di produzione Magnolia che ha portato al successo programmi come L’eredità, L’Isola dei famosi, Piazza pulita e MasterChef Italia. Prima di lui troviamo Giovanni Toti, che da direttore di Tg4 e Studio aperto è stato imbarcato nella cabina di comando di Forza Italia. Come sindaco ha fatto un’esperienza a Salemi anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi. Mentre Augusto Minzolini è diventato senatore dopo la parentesi di direttore al Tg1.

 

Gruber e Santoro

Da conduttrice del Tg1 Lilli Gruber nel 2004 si candidò alle Europee con la coalizione Uniti nell’Ulivo. Ottenne un risultato straordinario: un milione e 100 mila voti. Nonostante i buoni risultati come eurodeputata però preferì mollare le luci di Bruxelles e Strasburgo per tornare ai faretti delle telecamere. Annunciò il suo ritiro dalla politica sei mesi prima della fine della legislatura. Non tornò alla Rai ma si trasferì a La7, dove ancora oggi fa il pieno di consensi con il suo Otto e mezzo.  Anche Michele Santoro è stato eurodeputato e pure lui come la Gruber non ha chiuso la legislatura. Si è dimesso prima. Durò poco più di un anno. Eletto nel 2004 con 730 mila preferenze, si dimise per partecipare al programma di Adriano Celentano, Rockpolitik. Pochi mesi dopo per lui ci fu il ritorno in Rai (dopo una sentenza a suo favore) con Annozero.

 

Michelini e Badaloni

Il caso dei due giornalisti del Tg1 che in una tornata elettorale si sono trovati l’un contro l’altro ha del clamoroso. Alberto Michelini e Piero Badaloni si sono affrontati per la carica di governatore del Lazio nel 1995. Il primo come esponente del centrodestra, il secondo nella coalizione del centrosinistra. Fino ad allora, al massimo, si erano contesi la conduzione dell’edizione del telegiornale delle 13,30. Tra l’altro nel 2006 Michelini abbracciò Walter Veltroni e si candidò col centrosinistra. Con la Dc è stato eletto alle Europee nel 1984 e nel 1989. Poi nel 1994 e nel 1999 è stato confermato a Bruxelles ma nelle liste di Forza Italia.

Piero Badaloni dopo aver fatto il governatore del Lazio dal 1995, alla fine del mandato non è stato confermato. Ha perso alle urne contro Francesco Storace. È tornato in Rai, rimbalzando da una sede all’altra di corrispondenza estera (Parigi, Bruxelles, Berlino e Madrid, quest’ultima dopo la parentesi alla direzione di Rai International, il canale che con lui cominciò il lento declino che in seguito lo ha portato alla chiusura).

 

Piero Marrazzo

Da giornalista a conduttore Rai. Poi la carriera politica. Vinse le elezioni e subentrò a Storace come governatore del Lazio. Ne ha combinate più di Carlo in Francia. Prima il Laziogate, l’inchiesta che lo vide spiato  in campagna elettorale. Poi lo scandalo che segnò la fine della sua carriera politica. Il presunto ricatto di alcuni carabinieri, il video con il trans, le sostanze stupefacenti. Tornò in Rai senza clamore. Fu tenuto lontano dalle telecamere per tre anni. Si occupò di documentari. Poi il 13 novembre del 2013 il ritorno in tv come conduttore su Rai2 con il talk show Razza Umana che però a marzo fu definitivamente chiuso.

 

Sassoli e Pionati

Ancora due giornalisti del Tg1 votati alla politica. Addirittura dei vicedirettori che hanno mollato la poltrona per il seggio. David Sassoli è stato eletto parlamentare europeo nel 2009 con il Pd per poi essere rieletto nel 2014 con 201.170 preferenze, secondo dopo Simona Bonafè nella Circoscrizione centro. I suoi 61.161 voti presi a Roma lo tengono in considerazione nell’eventuale corsa per il Campidoglio, in caso di elezioni anticipate. Francesco Pionati è finito nella terra di nessuno del Tg1 dopo essere stato senatore (entrò al posto di Cuffaro). Male l’epilogo della sua carriera politica: non viene candidato in Parlamento e alle regionali del Lazio si presenta con la Lista Storace. Ma non viene eletto.