Torna l’orrore dei bambini soldato

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Di Antonello Guerrera per Repubblica

Le prime vittime della guerra sono i più deboli, tra questi i bambini, spesso costretti a imbracciare pistole e fucili. Nella “guerra santa”, invece, i bambini sono anche cavie. Cavie per il martirio degli estremisti islamici. Nonché pilastro umano del futuro Califfato, come auspicano i jihadisti dello Stato Islamico (ex Isis). L’ascesa dell’Is, già accusato di follia genocida contro gli yazidi, sta terrorizzando il mondo. E, giorno dopo giorno, spuntano particolari agghiaccianti dell’ideologia di questo movimento fondamentalista, come l’indottrinamento dei bambini, anche in tenerissima età. Che, in nome del jihad, sono sottoposti a ogni disumano orrore.

Il lavaggio del cervello. Qualche giorno fa, il caso del bambino australiano fotografato con una testa mozzata in mano passatagli dal padre jihadista ha scioccato il mondo. Purtroppo, però, non è l’unico episodio. Anzi, è solo il tassello di un’inquietante disumanizzazione degli innocenti. Su questo tema, un documento straordinario è un reportage realizzato qualche giorno fa da Vice News, i cui giornalisti sono riusciti a trascorrere diversi giorni “embedded” con i jihadisti dell’Is. La seconda, drammatica puntata del documentario si chiama proprio “Istruire i bambini alla Guerra Santa: il lavaggio del cervello” e mostra come i miliziani plagino le menti dei bambini per convertirli al Califfato islamico. “Cosa facciamo agli infedeli? Li uccidiamo”, è il botta-risposta tra padre e figlio di dieci anni, entrambi cittadini belgi ma arrivati a Raqqa, nella Siria sfuggita al controllo di Assad, per la Guerra Santa.

Generazione perduta. Questo, purtroppo, è solo un esempio, come dimostra il video. Ci sono bambini con le armi e le bandiere dell’Isis in mano. Ci sono bambini vestiti di nero che filmano fieri le manifestazioni pubbliche dello Stato Islamico. Ci sono bambini che guardano con inaudita ammirazione questi uomini che agitano il Corano per giustificare le più infime crudeltà. C’è Daoud, 14 anni (foto sopra tratta dal documentario di Vice), che giurà fedeltà all’Is e promette di uccidere tutti i nemici “infedeli” del jihad. Daoud e molti altri vengono addestrati, nel corpo ma soprattutto nella mente, ad inneggiare a morire per Allah, a uccidere gli apostati, a immolarsi per il califfato.

“Saranno loro i protagonisti”. In genere, negli scenari bellici, i piccoli vengono “arruolati” in guerra dagli adulti aguzzini per fare numero, per aumentare, con pesi leggeri, la portata delle proprie truppe. In Siria e Iraq è diverso. Come ricorda nel documentario un jihadista con gli occhiali scuri firmati, Osama Ibn Zaid – e cioè il figlio adottivo di Maometto, “guidava un esercito a 17 anni” contro i Romani. Ma lo Stato Islamico arruola ragazzini non solo per combattere, ma soprattutto per plasmare la nuova, granitica generazione del “futuro Califfato”: “Saranno loro i protagonisti dello Stato Islamico”, dice un miliziano al giornalista di Vice. E’ questo il punto centrale: come tutti i regimi di ieri e di oggi, anche l’Isis si sta plasmando una generazione a sua immagine e somiglianza.

Dall’Europa al jihad. Ma c’è di più. Perché i jihadisti dell’Isis non solo plagiano i bambini siriani e iracheni, ma anche coloro che sono nati e vissuti in Europa, in Occidente o in aree ben più pacifiche, come il padre e il figlioletto già citati. Bimbi trapiantati di forza dai genitori in scenari flagellati da armi e carneficine in nome della Guerra Santa, come quello di dieci anni australiano (e i suoi fratellini) con la testa mozzata nelle mani. Un fenomeno spaventoso, che si incastra in quello degli adolescenti occidentali (spesso di origine straniera, spesso minorenni) che si arruolano spontaneamente per andare a combattere per il jihad in Siria e Iraq. E sempre in Iraq i bambini vengono assoldati dagli sciiti contro i jihadisti. Una morsa aberrante.

Uccellini in paradiso”. Il richiamo del martirio, soprattutto se coinvolge più piccoli, sembra irresistibile per i jihadisti: ieri il quotidiano arabo Al Hayat ha diffuso la notizia di un padre saudita che aveva detto alla moglie di voler fare una vacanza nel Golfo con i suoi figli di 10 e 11 anni. La donna però ha poi scoperto su Instagram una loro foto in Turchia. Quando ha provato a contattare il marito, questi le ha risposto: “Considera i tuoi figli degli uccellini in paradiso, perché saranno martiri in Siria”.

Il caso saudita. Sono molti i sauditi (che sono in maggioranza wahabiti, una branca radicale del sunnismo) che stanno combattendo insieme ai gruppi terroristi di Stato Islamico e Al Nusra in Siria e Iraq. E il governo di Riad fa poco per contrastarli. Anzi, viene accusato da molti leader stranieri di finanziare i jihadisti sunniti di tutto il Medio Oriente. Ma il caso dei due bambini è così sconvolgente che ha scosso anche il governo saudita. Che si è subito messo in contatto con le autorità turche per riportare i due bambini a casa. Prima che diventino, loro malgrado, “uccellini in paradiso”.

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