Trent’anni fa a Roma l’omicidio di via Poma. Chi uccise la Cesaroni non ha ancora un nome. Ora la famiglia chiede di riaprire l’inchiesta

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“L’omicidio di via Poma rappresenta una sconfitta per tutto il sistema giudiziario italiano, una sconfitta per lo Stato. Per la famiglia il dolore non cambia, hanno questa ferita che non si chiuderà mai anche alla luce di alcuni dubbi che non sono stati sgombrati”. E’ quanto ha detto, alla vigilia del trentesimo anniversario, l’avvocato Federica Mondani, legale dei familiari di Simonetta Cesaroni, la 21enne romana uccisa il 7 agosto 1990, con 29 coltellate in uno stabile di via Poma.

“L’indagine – ha aggiunto il legale – si può riaprire in qualsiasi momento ma a questo punto serve un segnale dalla Procura che in questi ultimi anni però non è arrivato. Bastava qualche approfondimento in più, ma ciò non è stato fatto. Mi riferisco ad esempio al rinnovo della perizia sul morso trovato sul corpo di Simonetta che i familiari, che io rappresento, hanno sollecitato nell’ambito del processo di secondo grado ma che non è stato concesso”.

Nel febbraio 2014 si è chiuso l’unico processo celebrato per l’omicidio, in cui era imputato Raniero Busco, l’ex fidanzato della 21enne, assolto in via definitiva dalla Cassazione. Busco in primo grado era stato condannato a 24 anni di carcere, verdetto poi ribaltato in Appello.

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