Troppi capetti vogliono comandare. L’unità del Centrodestra è un miraggio, ma Storace punta su Salvini

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L’unità del Centrodestra? “Magari fosse, ma il problema è che pure chi ha il 3% vuole comandare: una cosa ridicola”. Francesco Storace, leader de La Destra, non è uno che le manda a dire.  Nei giorni scorsi, insieme a Gianni Alemanno, ha lanciato il progetto per la rinascita di una destra vera. “Salvini e Meloni? Scelgo il primo, ma entrambi devono sentire la responsabilità della dispersione di dieci milioni di italiani che non ci votano più”.

Malgrado il grande fermento, il Centrodestra marcia ancora diviso.  
E qui sta il grande paradosso.

In che senso?
Il Centrodestra potrebbe vincere un confronto politico contro i suoi avversari ma è incapace di superare i propri limiti. A cominciare dalla boria e dall’altezzosità che sfociano nelle lezioni che l’uno impartisce all’altro. Tutti vogliono fare i capetti: c’è chi ha il 3% e pensa di candidarsi alle primarie. Una cosa ridicola.

C’è solo questo?
No. Bisogna finirla di essere ambigui su certe questioni: quella fiscale, l’immigrazione, il rapporto con l’Europa…

Ma insomma dopo il referendum, in caso di sconfitta di Renzi, si creerà lo spazio per vedervi tornare insieme?
Alemanno è più ottimista di me: lui a questo Centrodestra dà ancora fiducia mentre io ho perso le speranze. Detto questo, il vero problema è come e se si recupera la diaspora di questi anni. Tanta gente è stata emarginata: io sono uno degli esempi lampanti, ma penso anche ad un altro come Raffaele Fitto. E poi c’è il problema della leadership.

Le faccio tre nomi: Berlusconi, Salvini e Meloni. Chi sceglie?
La Meloni avrebbe potuto farsi carico della ricerca dell’unità, ma se uno comincia mettendo veti a Tizio o Caio partiamo male. Personalmente non ho niente contro Giorgia, ma il suo partito più che Fratelli d’Italia è Fratelli di Roma. Nella Capitale funziona, ma nel resto d’Italia è niente. Questo ridimensiona le sue ambizioni.

Restano gli altri due. Chi butta giù dalla torre?
Col Cavaliere ho sempre avuto un rapporto di simpatia, ma sul tema dei contenuti sto con Salvini. Però attenzione: non bisogna buttare nessuno giù dalla torre. Se si corre azzoppati poi va a finire che si perde.

Nel frattempo l’ex premier ha fatto fuori un altro delfino, Stefano Parisi. Che ne pensa?
Mi ha meravigliato molto un aspetto di questa vicenda, e cioè il fatto che il disarcionamento dell’ex candidato sindaco di Milano è diventato immediatamente permanente. Per come conosco Berlusconi vuol dire che ha capito di aver puntato sul cavallo sbagliato. Cosa penso di Parisi? Glielo dico in romano: non me ne può fregare di meno, se la risolvano dentro Forza Italia.

E Gianfranco Fini? Potrebbe rientrare in gioco anche lui in un’ottica di rinata unità?
Guardi, al di là del rapporto personale che abbiamo io e lui, ho letto il suo intervento domenica scorsa sul Corriere della Sera e la pensiamo esattamente all’opposto. Francamente, mi sembra complicato ritrovare un percorso comune.