Troppi errori fatti dalle Regioni. Chi ha sbagliato deve pagare. Parla la deputata M5S, Sportiello: “Assurdo che lo sceriffo rifiuti gli ospedali da campo”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

Da una parte la Sardegna con la giunta guidata da Christian Solinas che non avrebbe seguito le direttive del Comitato tecnico-scientifico sulla chiusura delle discoteche; dall’altra la Lombardia Attilio Fontana alle prese con una nuova farsa sui vaccini; senza dimenticare, ancora, le tante entrate a gamba tesa dei presidente di regione dei giorni e delle settimane scorse. Ormai non si contano più le dichiarazioni e le trovate estemporanee dei governatori al di là di quanto chiesto e imposto dal governo centrale. Un atteggiamento, questo, che secondo Gilda Sportiello, capogruppo del Movimento cinque stelle in Commissione Affari sociali alla Camera, “rischia di vanificare gli sforzi che sta compiendo l’esecutivo” né, soprattutto, “aiutano tutte quelle persone che stanno quotidianamente vivendo sulla loro pelle questa emergenza”.

L’ultimo esempio, d’altronde, arriva proprio dalla sua regione, la Campania. Vincenzo De Luca ha rifiutato l’idea di installare ospedali da campo…
Trovo assurdo che il presidente De Luca rifiuti l’ipotesi di un ospedale da campo quando alcune zone della regione sono evidentemente al collasso. Politicizzare l’emergenza a discapito di una leale collaborazione e di un necessario intervento istituzionale fa solo male ai cittadini campani e a tutti gli operatori impegnati in prima linea.

Finora in più occasioni si è detto che forse qualche ministro non fosse all’altezza dell’emergenza che stiamo vivendo. Non c’è il rischio che in realtà a non essere all’altezza sia proprio qualche governatore visto tutto quello che sta accadendo?
Nel momento in cui il governo stanzia risorse e prevede determinate misure per fronteggiare l’emergenza e una seconda ondata, ma solo pochissime Regioni riescono a raggiungere determinati obiettivi, si rende evidente che un problema esiste, ma imputare al governo responsabilità che riguardano l’attuazione di quelle misure – mi riferisco alle terapie intensive, alle Usca e, non meno importante, a una accurata e tempestiva raccolta e trasmissione dei dati – significa non voler riconoscere che a livello regionale, in molti casi, ci sono state delle mancanze.

Che tipo di mancanze?
Sono stati commessi errori ed è giusto che qualcuno si assuma le proprie responsabilità ed inizi a collaborare per migliorare la situazione.

Nel frattempo anche altre regioni hanno imposto restrizioni. Penso a Emilia Romagna, Friuli e Veneto. Si direbbe che siamo a un passo dal lockdown generalizzato…
In questo momento adottare misure specifiche regione per regione è l’unica strategia efficace. Non si tratta ovviamente di scelte arbitrarie perché sono supportate e orientate esclusivamente da dati scientifici e da indicatori concordati con le regioni. Il costante monitoraggio ci permette di agire per tempo ed evitare così misure generalizzate.

C’è chi dice, a tal proposito, che questi provvedimenti step-by-step siano solo un modo per evitare di dichiarare, apertis verbis, il lockdown generalizzato dato che Conte in primis ha detto che in Italia non ce ne sarà un altro…
No, affatto. A marzo un lockdown generale era l’unico modo possibile per fronteggiare una situazione emergenziale sconosciuta causata da un virus sconosciuto.

Oggi, invece?
Ora invece con il monitoraggio attivo da maggio, sulla base dei 21 indicatori stabiliti, siamo in grado di adottare misure più adeguate e mirate.