Troppi inviati per Renzi in Usa? Macché la Rai ha ragione. La riforma ancora non c’è e quindi il servizio pubblico richiede uno sforzo supplementare

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La notizia che in tempi di spending review la Rai debba mandare cinque inviati negli Stati Uniti  al seguito del premier Renzi fa gridare allo scandalo. Uno spreco spropositato di soldi pubblici se si considera che negli States ci sono già due corrispondenti validissime come Giovanna Botteri e Tiziana Ferrario. Ma finché non sarà completata la riforma dell’informazione, con le due Newsroom e l’accorpamento di testate e redazioni, non si potrà fare diversamente. Anche perché tutto il contesto è stato preparato in funzione di questa riforma e quindi se la missione resta incompiuta dovranno necessariamente essere riviste molte altre situazioni. L’ex direttore generale Gubitosi ha tagliato più volte il budget ai telegiornali ma senza diminuire né le edizioni né il minutaggio della loro durata. E sarebbe veramente poco professionale – per chi ha l’onere, l’onore e soprattutto il dovere di fare servizio pubblico – mandare in onda sempre lo stesso servizio in ogni tiggì.

«È sempre più urgente che la Rai proceda speditamente sul Piano News già approvato da mesi e votato all’unanimità in Vigilanza – sottolinea il deputato del Pd Michele Anzaldi, segretario della stessa commissione parlamentare – anche perché il modello attuale dei telegiornali Rai è superato. E ci sono sempre 7 direttori e 32 vicedirettori pagati con il canone degli italiani».

Ma la riforma ancora non c’è. E i tiggì della Rai hanno quattro testate, indipendenti tra di loro e con l’obbligo del pluralismo dell’informazione e della qualità. Basta una minima sbavatura per scatenare un putiferio ed essere chiamati in audizione dalla Vigilanza. Un servizio che va sul Tg1 non è lo stesso che va sul Tg2 o sul Tg3. Ogni giorno, tra le varie reti, ci sono una ventina di telegiornali. Senza contare il canale all news 24 e il Giornale radio che ha un notiziario ogni mezz’ora. In pratica l’inviato deve coprire tutti i servizi della sua testata, facendone diversi nell’arco della giornata. Li deve pure montare prima di trasmetterli. La Rai ha risparmiato all’osso sull’operatore, ne ha mandato uno solo per tutte le testate. E quindi le immagini saranno sempre le stesse. Ma sui giornalisti era impossibile ridurre il contingente. Anche perché in questi giorni gli Stati Uniti sono teatro di avvenimenti storici. Le due corrispondenti sono impegnate al seguito del Papa. C’è da seguire il premier Renzi. Ci sono gli incontri di Obama. C’è Putin. C’è l’Expo alle Nazioni Unite. Certo, c’è pure l’esempio dell’inviato del Gr, una specie di supereroe come sottolinea anche Anzaldi: «Da solo realizzerà almeno una dozzina di pezzi al giorno, oltre a 4-5 collegamenti quotidiani dalla mattina con Radio anch’io alla sera con Zapping. È l’ennesima conferma che la riorganizzazione delle testate deve procedere in maniera spedita». Comunque, aspettando la riforma, che di sicuro porterà un appiattimento della qualità dei tiggì – i quali ancora oggi vantano ottimi ascolti – a Viale Mazzini ci sono altre ampie fasce nelle quali si può intervenire per tagliare gli sprechi. Da subito.

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