Trovata la paziente zero. Il virus era in Italia già da novembre 2019. Una donna lombarda è il primo caso di Covid nel Paese. Pronta la bozza del piano pandemico 2021-2023

CORONAVIRUS
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Che il coronavirus fosse in Italia ben prima che la Cina ammettesse di essere in preda all’epidemia è un dato di fatto. Ma su quanto prima fosse arrivato non vi è certezza. Secondo uno studio internazionale, coordinato da Raffaele Gianotti dell’Università Statale di Milano, risalirebbe a novembre 2019 “il primo caso (il paziente zero, ndr) documentato di presenza di Sars-CoV-2 in un essere umano”. La ricerca è stata pubblicata sul British Journal of Dermatology, la più prestigiosa rivista scientifica di dermatologia. Non sappiamo, per ora, se ci siano dei casi ancora precedenti, ma i ricercatori, analizzando le biopsie cutanee dell’autunno 2019, hanno scoperto il virus Sars-Cov-2 in una paziente milanese di 25 anni che presentava come unico sintomo una dermatosi.

La biopsia della giovane donna, effettuata il 10 novembre 2019, ha mostrato la presenza di sequenze geniche dell’Rna del virus SarsCov2, identificato tramite due tecniche differenti su tessuto cutaneo: immunoistochimica ed Rna-Fish. “Metaforicamente abbiamo trovato le impronte digitali del Covid-19 nel tessuto cutaneo”, commentano gli esperti. “Nel caso della giovane donna è stato possibile dimostrare mediante indagini immunoistochimiche effettuate presso il nostro laboratorio la presenza di antigeni virali nelle ghiandole sudoripare”. Il risultato è stato poi confermato dal riscontro nelle stesse strutture di sequenze geniche dell’Rna virale identificato con la tecnica Rna-Fish effettuata presso l’Istituto Europeo di Oncologia.

La paziente, a distanza di mesi, ha confermato l’assenza dei tipici sintomi da Covid-19. Dopo cinque mesi la lesione cutanea era scomparsa ma nel giugno del 2020 il test sierologico ha evidenziato la presenza di anticorpi contro Sars-CoV-2: segno che la donna ha incontrato il coronavirus mesi prima dell’individuazione del paziente 1 a Codogno, nel febbraio 2020. Non solo. Con lo stesso tipo di analisi è stata trovata l’impronta digitale del virus anche nella biopsia di un uomo fatta a gennaio 2020. “Si tratta di una persona molto anziana – prosegue Gianotti – che però non siamo più riusciti a rintracciare. Quello che emerge è che il SarsCov2, come altri virus del resto, può causare solo lesioni cutanee senza altri sintomi sistemici”.

Proprio dalle ultime scoperte in materia di SarCov2 trae spunto la bozza del nuovo piano pandemico 2021-2023. Il documento elaborato dal dipartimento Prevenzione del ministero della Salute in 140 pagine, indica le misure da adottare per il contrasto alle pandemie e sarà sottoposta alle Regioni. Nel testo si legge che “quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori possibilità di trarne beneficio”.

Viene precisato tuttavia che “non è consentito agire violando gli standard dell’etica e della deontologia ma può essere necessario per esempio privilegiare il principio di beneficialità rispetto all’autonomia, cui si attribuisce particolare importanza nella medicina clinica in condizioni ordinarie. Condizione necessaria affinché il diverso bilanciamento tra i valori nelle varie circostanze sia eticamente accettabile è mantenere la centralità della persona. L’esperienza del 2020 – si legge ancora nella bozza – ha dimostrato che si può e si deve essere in grado di mobilitare il sistema per aumentare nel giro di poco tempo sia la produzione di mascherine e dispositivi di protezione individuale a livello nazionale che i posti di terapia intensiva anche per far sì che non si verifichino disservizi nell’assistenza e nella cura delle persone affette da malattie ordinarie diverse dal Covid19 quanto comuni”.

Per preparasi ad affrontare una eventuale pandemia è necessario anche garantire forniture annuali di vaccino contro l’influenza stagionale da fonti nazionali, scorte adeguate di farmaci antivirali e puntare su una risposta rapida a livello locale attraverso piani regionali aggiornati. Il Piano prefigura anche le possibili risposte in tempo di epidemia: ad esempio come organizzare la catena di comando, chi fa cosa, misure di prevenzione e controllo e azioni di monitoraggio dell’attuazione del piano stesso.

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di Gaetano Pedullà

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