Trump molla Netanyahu: niente veto sulle sanzioni Uk a Israele. Ma il presidente Usa deve affrontare anche l’ira del cancelliere Merz, che rifiuta di parlargli al telefono

Intanto Netanyahu annuncia querela al quotidiano Haaretz, dopo lo scoop della telefonata degli Emirati che lo avvertiva dell'attacco del 7 ottobre

Trump molla Netanyahu: niente veto sulle sanzioni Uk a Israele. Ma il presidente Usa deve affrontare anche l’ira del cancelliere Merz, che rifiuta di parlargli al telefono

Comincia da Berlino, la giornata storta di Donald Trump. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ieri ha rifiutato una telefonata in agenda da tempo con il presidente americano. Una “scortesia” arrivata poche ore dopo che Trump, sul social Truth, aveva celebrato la vittoria di AfD alle elezioni in Sassonia-Anhalt, attribuendola alla stanchezza dei tedeschi per “le regole e le normative sull’immigrazione assolutamente terribili”.

Il portavoce di Merz si è trincerato dietro un generico “conflitto tra le agende“, ma non ha resistito a ricordare che il cancelliere si è sempre opposto, “in termini generali“, alle interferenze straniere nelle elezioni tedesche. Tradotto: non è saltata per un contrattempo, è saltata per dispetto. Nessuna nuova data fissata, e tra Berlino e Washington si allarga una crepa che il post su AfD ha solo reso visibile.

Trump sapeva delle sanzioni Uk contro Israele e non si è opposto

Se con la Germania Trump usa il megafono, con Israele il rapporto si gioca sui silenzi. Secondo quanto scritto da Barak Ravid di Axios in un pezzo per il portale israeliano N12, il presidente americano sapeva da tempo che la Gran Bretagna e altri undici Paesi stavano per annunciare sanzioni sulle merci degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. E non ha fatto nulla per impedirlo.

A informarlo, di persona, sarebbe stato il premier britannico Andy Burnham: due fonti a conoscenza della conversazione hanno riferito a Ravid che Trump non si è opposto né ha chiesto a Burnham di fare marcia indietro. Anzi, funzionari dell’amministrazione avrebbero detto agli omologhi britannici di condividerne le preoccupazioni sulla politica di Netanyahu in Cisgiordania, pur senza sposare le sanzioni.

Un silenzio che si spiega, scrive Ravid, con la “frustrazione” della Casa Bianca verso la linea del governo israeliano sui territori occupati. Non a caso, dopo che l’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee aveva criticato le sanzioni in un’intervista, un alto funzionario ha precisato a Canale 12 che quelle dichiarazioni “non sono state coordinate” né con la Casa Bianca né con il Dipartimento di Stato: parole sue, non della linea ufficiale.

Intanto Netanyahu querela Haaretz

Su questo sfondo già teso arriva la mossa più clamorosa di Benjamin Netanyahu: la querela contro il giornale Haaretz. Il quotidiano israeliano aveva scritto che, circa dieci giorni prima del massacro del 7 ottobre 2023, il premier fu avvertito personalmente dal presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed – con una telefonata di circa 45 minuti – dell’imminente offensiva pianificata da Hamas, senza però informare i vertici della sicurezza.

Netanyahu ha smentito tutto su X, parlando di “una diffamazione infame dal chiaro tempismo politico” e annunciando di aver dato mandato ai suoi legali di agire contro la testata e il giornalista Shlomi Eldar. Nella sua versione i veri responsabili sarebbero l’allora capo dello Shin Bet Ronen Bar e l’allora capo di stato maggiore Herzi Halevi, che avrebbero visto i segnali dell’attacco “molte ore prima” senza attivarsi né avvertirlo.

Quanto alla telefonata, Netanyahu giura che non è mai avvenuta, chiamando in causa la prassi burocratica: i colloqui con il presidente emiratino si svolgerebbero solo nel suo ufficio, con dispositivo criptato e sempre documentati, e quella documentazione, dice, il suo staff non l’ha trovata.

Gli Emirati non smentiscono né confermano la telefonata specifica: il ministero degli Esteri di Abu Dhabi si è limitato a dichiarare che il Paese “ha comunicato e continua a comunicare” a Israele “tutte le informazioni di intelligence rilevanti”, rivendicando un impegno costante per “la de-escalation, la stabilità regionale e la prevenzione della violenza” fin dagli Accordi di Abramo. Un modo diplomatico per non entrare nella polemica, ma anche per non coprire nessuno. Intanto le opposizioni israeliane, in piena campagna elettorale, chiedono “un’indagine immediata e approfondita” sulle responsabilità del premier.