Battaglia sul tutor autostradale. Il dispositivo era stato già brevettato. Ora Benetton rischia un multone

di Sergio Patti
Cronaca

In Svizzera, dove sono bravi a fare i conti, hanno calcolato in sette milioni e mezzo i ricavi dalle multe di un solo autovelox piazzato sei mesi fa al confine italiano di Chiasso. Un dato che fa intuire facilmente che fiume di denaro arrivi ogni anno dai sistemi di rilevazione della velocità su strade e autostrade. Si spiega così la gigantesca tegola che rischia di cadere addosso alla società Autostrade per l’Italia, chiamata a risarcire la cifra monstre di 7,5 miliardi per aver contraffatto – questa è l’accusa – il brevetto del famigerato tutor. La vicenda – che vede contrapposta la società fiorentina Craft Srl dell’inventivo imprenditore Romolo Donnini e il maggiore player nazionale del pedaggio stradale – risale a dodici anni fa, quando la Craft brevetta il tutor e offre il progetto ad Autostrade per l’Italia. Il dispositivo piace e qualche tempo dopo entra in esercizio sulla rete nazionale con un modello però leggermente diverso rispetto a quello presentato da Donnini.

CORTE D’APPELLO – L’imprenditore porta Autostrade in tribunale e di sentenza in sentenza si arriva alla prossima decisione, fissata per l’11 ottobre prossimo in Corte d’Appello a Roma, dove il concessionario controllato dalla famiglia Benetton rischia un autentico salasso. Nei precedenti giudizi è stata infatti dimostrata la sussistenza del brevetto di Donnini e le irrilevanti modifiche esistenti tra il tutor ideato dalla Craft e il modello utilizzato in un primo momento da Autostrade. A tutta la contesa il gruppo guidato da un poco prudente Giovanni Castellucci ha sempre opposto quasi indifferenza, respingendo in ogni sede l’accusa di essersi appropriata illecitamente di un brevetto altrui e definendo una boutade la richiesta di risarcimento della Craft, calcolata sul volume delle multe incassate in dieci anni proprio grazie al tutor. Liquidare però la partita come una boutade è una comunicazione – anche al mercato – a dir poco sorprendente, soprattutto se si considera che il 7 ottobre scorso la prima sezione civile della Cassazione ha sostanzialmente accolto la controversia promossa dalla Craft, rinviando alla Corte d’Appello anche per una eventuale quantificazione dei danni da risarcire alla società fiorentina.

REPUTATION IN BILICO – Montagne di soldi a parte, Autostrade rischia di compromettere enormemente anche la reputazione, visto che a pendere c’è anche l’ipotesi di contraffazione di un brevetto. Un’accusa che Donnini ha già dimostrato in molte sedi, con documenti e carte alla mano, senza le quali non avrebbe potuto reggere un confronto improbo contro un colosso economico come la concessionaria controllata dai Benetton. Società che sembra godere di condizioni di favore dal Parlamento al ministero delle infrastrutture, dove si è da sempre di manica larga quando c’è da autorizzare gli aumenti dei pedaggi e ci si accontenta di poco quando invece si tratta di vedere quanti sono gli investimenti fatti sulla rete stradale.