Dal M5S al Pd, tutti volevano la resa di Durigon. Il Movimento: “Nessun compromesso sull’antifascismo”. Plaudono pure i forzisti e l’ala moderata del Carroccio. L’ex sindacalista era ormai bruciato

CLAUDIO DURIGON
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“Dimissioni doverose e inevitabili”: è questo il leit motiv che ha accompagnato la notizia del passo indietro del sottosegretario Claudio Durigon, che ieri sera ha comunicato la sua decisione (indotta più che spontanea), da parte degli esponenti del centrosinistra e del M5s che da settimane invocavano il beau geste o l’intervento del premier Draghi. Che è facile pensare abbia fortemente “incoraggiato” Salvini a risolvere l’affaire senza dover forzare la mano in prima persona.

“Come M5S avevamo prontamente denunciato l’incompatibilità con la permanenza nel governo per chi aveva proposto di rimuovere l’intestazione del parco di Latina alla memoria di Falcone e Borsellino per restituirlo a quella del fratello di Benito Mussolini”, ha scritto sui suoi social a stretto giro il leader pentastellato Giuseppe Conte, ma la soddisfazione arriva anche dal Pd – il segretario Enrico Letta era stato perentorio sin dal primo momento – così come Nicola Fratioianni di Sinistra Italiana, rivendica di “essere stato il primo a maggio a porre la questione Durigon, all’epoca dell’inchiesta di Fanpage sui suoi rapporti imbarazzanti a Latina”.

Da LeU è Federico Fornaro a commentare che “le dimissioni di Durigon sono una buona notizia per il governo e per la difesa dei valori fondanti della nostra Repubblica”. Ma del resto anche fra gli alleati forzisti e nel suo stesso partito la permanenza del leghista nell’esecutivo era ormai diventata fonte di imbarazzo, soprattutto per i governatori e per tutta l’ala “moderata” che fa capo al ministro Giorgetti.

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