Dopo l’avvio dell’indagine su un presunto riciclaggio, si complica non poco la posizione di Andriy Yermak. Come deciso dall’Alta Corte anticorruzione dell’Ucraina, nei confronti dell’ex capo di gabinetto di Volodymyr Zelensky è stata disposta la custodia cautelare in carcere per due mesi, in quanto gravemente indiziato di aver fatto parte di un’organizzazione che avrebbe riciclato proventi illeciti nella costruzione di immobili di lusso. Al politico, un tempo ritenuto il numero due dell’amministrazione ucraina e ormai caduto in disgrazia, i giudici hanno riconosciuto la possibilità di ottenere la libertà su cauzione, fissata a 140 milioni di grivne, pari a circa 3,1 milioni di dollari.
La fragorosa caduta di Yermak
A darne notizia è il Kyiv Independent, che ha seguito i tre giorni di udienza e ha riportato le dichiarazioni di Yermak, il quale, dopo la decisione della Corte, si è lasciato andare a un commento amaro. “Non ho i soldi per pagare la cauzione. Al momento, il mio avvocato sta lavorando con amici e conoscenti”, ha raccontato l’ex fedelissimo di Zelensky. Lo stesso ha ribadito la propria estraneità ai fatti, affermando di respingere con forza “ogni accusa. Non ho nulla da nascondere e farò appello”.
L’inchiesta, come ricorda il popolare quotidiano ucraino, vede gli inquirenti convinti che tra il 2021 e il 2025 il gruppo avrebbe riciclato oltre 460 milioni di grivne, pari a circa 10,5 milioni di dollari. Per riuscire nel loro intento, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero messo in piedi un progetto immobiliare destinato alla costruzione di residenze di lusso a Kozyn, cittadina situata a circa cinquanta chilometri a sud di Kiev. Sempre secondo l’impianto accusatorio, il gruppo avrebbe utilizzato una rete di società di comodo, transazioni in contanti e perfino documenti finanziari fittizi. Per la Procura specializzata anticorruzione (Sapo) e il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU) si tratterebbe dunque di un sistema consolidato, operativo da anni.
Dalle carte dell’indagine emerge inoltre che il progetto immobiliare finito nel mirino degli investigatori prevedeva la costruzione di quattro sontuose ville private, ciascuna di circa mille metri quadrati, collegate a un grande centro benessere condiviso con piscina e spa. Residenze che, secondo gli inquirenti, avrebbero avuto un valore di diversi milioni di euro. E proprio una di queste abitazioni di lusso estremo, stando al racconto di Kyiv Independent, sarebbe stata destinata a Yermak.
L’Inchiesta che preoccupa Zelensky
Con il passare dei giorni è emerso inoltre che l’indagine risalirebbe addirittura al 2018 e farebbe parte di un’inchiesta più ampia su frodi di alto livello, svelata per la prima volta lo scorso novembre, quando un ex socio d’affari di Zelensky è stato accusato di aver gestito uno schema di tangenti da 100 milioni di dollari presso l’agenzia atomica statale. Sebbene Volodymyr Zelensky non risulti coinvolto nell’inchiesta, appare chiaro che questo scandalo stia gettando un’ombra sulla sua amministrazione, che negli ultimi anni ha visto diverse figure influenti e a lui vicine finire sotto i riflettori della magistratura.
Un problema non da poco, considerando che il Paese è ancora in guerra con la Russia di Vladimir Putin e continua ad avere bisogno del sostegno internazionale, concreto e non soltanto di facciata, per fermare il conflitto. Proprio per questo appare evidente che eventuali trattative di pace, alla luce dell’inchiesta, rischierebbero di indebolire politicamente la posizione ucraina. L’indagine potrebbe inoltre avere conseguenze anche sul percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione europea, dal momento che l’intero iter concordato con Bruxelles è strettamente legato alle riforme interne e alla lotta alla corruzione.
Ragioni che spiegano anche il silenzio mantenuto finora dal leader ucraino. A parlare, infatti, è stato soltanto Dmytro Lytvyn, consigliere del presidente Zelensky, che ha provato a minimizzare la situazione limitandosi a dichiarare che “è troppo presto per valutare le azioni procedurali in corso”.