In un mondo in subbuglio e con l’Europa divisa e ai margini della comunità internazionale, i cittadini europei continuano a credere nel progetto dell’Unione europea, ma chiedono che questa diventi più forte e competitiva. Ad affermarlo è il nuovo rapporto pubblicato dall’European Council on Foreign Relations (ECFR) e dalla European Cultural Foundation (ECF), basato su 5.834 interviste condotte in sei Paesi (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito) e su una ricerca qualitativa sui dibattiti pubblici e politici in 15 Paesi europei.
Stando ai dati della rilevazione, emerge che gli europei desiderano un’Europa più forte, più unita e indipendente, ma nutrono seri dubbi sul fatto che ciò possa concretizzarsi.
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Lo studio, intitolato Nostalgia del futuro: la canzone incompiuta dell’Europa, è la quinta edizione dell’European Sentiment Compass, ossia l’analisi annuale condotta congiuntamente da ECFR ed ECF sugli atteggiamenti dell’opinione pubblica nei confronti delle sfide e delle scelte che gli europei devono affrontare oggi. Per la prima volta, la ricerca ha utilizzato l’intelligenza artificiale per intrattenere conversazioni con gli intervistati e comprendere cosa pensano davvero dell’Ue.
Dai risultati emerge con chiarezza che, contrariamente alle visioni proiettate da Ursula von der Leyen e da altri leader europei, solo il 12% degli intervistati nei sei Paesi oggetto della rilevazione descrive la situazione attuale dell’Europa in termini di “risveglio e rinnovamento”, mentre la stragrande maggioranza, pari al 68% degli intervistati, ritiene di essere di fronte a un “deterioramento generale o perdita di normalità”.
Agli europei piace Sanchez
La rilevazione ha anche affrontato il gradimento degli europei per gli attuali leader politici. Una fotografia da cui emerge che soltanto Pedro Sanchez, a capo del governo della Spagna, riesce a scaldare l’immaginazione degli europei e viene indicato come il possibile candidato per guidare l’Unione Europea del futuro.
Allo stato attuale, gli intervistati “hanno difficoltà” a citare esempi (di Paesi, istituzioni o personalità politiche) che, ai loro occhi, rappresentino “casi positivi di azione europea” tanto che quasi la metà degli intervistati (44%) “non ne menziona alcuno”. Pedro Sánchez, invece, ottiene l’8% di gradimento e viene citato come “esempio positivo”. “Nessun altro Paese o leader ha suscitato un’ammirazione paragonabile”, afferma il rapporto.
“Sánchez e la Spagna si sono rivelati particolarmente popolari in Italia, dove un intervistato su quattro li ha citati; lo stesso vale per 1 intervistato su 10 in Francia”. In entrambi i Paesi, gli elettori di sinistra hanno mostrato un particolare apprezzamento per l’esempio iberico. “Sánchez è una figura controversa”, si legge ancora, ma è raro che i leader attribuiscano all’Europa un ruolo così centrale nella loro politica e affermino cose del tipo: “Difendiamo l’Europa perché non riusciamo più a immaginare un altro modo di essere e di esistere nel mondo”. In passato Emmanuel Macron ha avuto un approccio simile e dei sei Paesi oggetto dello studio oggi solo il 4% lo cita come esempio positivo. Può sembrare poco ma con questo risultato il leader francese si piazza al secondo posto.
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