Un paziente su due in ospedale è malato di Covid. Allarme nelle strutture sanitarie di 11 regioni. L’Iss: “Situazione molto grave sull’intero territorio nazionale”

di Fausto Tranquilli
Cronaca

Un letto su due negli ospedali è ormai occupato da pazienti Covid. La soglia definita critica del 40% è stata superata in ben 11 regioni, dove è ormai necessario sottrarre spazi a pazienti con altre patologie. E i posti di terapia intensiva in cui si trovano vittime del virus sono il 34%, quattro punti percentuali in più del livello d’allarme. I dati diffusi dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali mostrano come, nonostante ieri sia diminuito il numero dei contagi, la situazione della pandemia in Italia sia particolarmente difficile. Tanto che i medici sono tornati a invocare il lockdown.

In base al bollettino diramato ieri dal Ministero della salute, i nuovi positivi registrati nelle ultime 24 ore sono stati 25.271, sulla base di 147.725 tamponi, a fronte dei 32.616 del giorno precedente su 191.144 tamponi. Un calo che non ha comunque impedito l’aumento della percentuale tra positivi e tamponi appunto effettuati, passata dal 17,06% al 17,1%. Il virus circola dunque con sempre maggior insistenza e sono aumentate anche le vittime, 356 quelle registrate ieri a fronte delle 331 di domenica, portando il totale dei decessi dall’inizio dell’emergenza a 41.750. La regione con più casi continua ad essere la Lombardia, con altri 4.777 positivi, seguita dalla Campania, con 3.120 casi, dal Piemonte, con 2.876, dalla Toscana, con 2.244, e dal Veneto con 2.223. Gli attualmente positivi in Italia sono infine 573.334.

“La situazione epidemiologica da Covid-19 continua a peggiorare e si registra un Rt di circa un 1,7. Abbiamo oltre 500 casi per 100mila abitanti e quasi tutte le regioni italiane sono pesantemente colpite”, ha dichiarato il direttore del dipartimento prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza. Il segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, Carlo Palermo, ha chiesto di far scattare subito un nuovo lockdown. “Con i dati preoccupanti dei contagi e delle morti e con le Regioni che contestano i numeri che le classificano zone rosse, l’unica soluzione è un lockdown nazionale di 6-8 settimane per appiattire la curva”, ha sostenuto. Sulla stessa linea la Federazione degli Ordini dei medici, che ha chiesto al Governo di prendere “decisioni importanti”, lockdown compreso. Ad auspicare una chiusura generale è stata infine la Fondazione Gimbe, che esegue un monitoraggio indipendente sull’andamento del Covid.

“L’epidemia in Italia è in rapido peggioramento. Nella maggior parte del territorio nazionale è compatibile con uno scenario di tipo 3 ma sono in aumento il numero di Regioni/PA in cui la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4” evidenzia l’Istituto superiore di Sanità nell’ultimo report settimanale. Si conferma pertanto una situazione “complessivamente e diffusamente molto grave sull’intero territorio nazionale con criticità ormai evidenti in numerose Regioni/PA italiane”.

La situazione descritta in questa relazione – continua il report – evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri in tutte le Regioni/PA. Tutte le Regioni/PA sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane. È essenziale rafforzare le misure di mitigazione in tutte le Regioni”.